Il social media manager. Mestiere del presente e del futuro

Social media manager. Foto Silvia Del Riccio

Istruiti, pagati poco e sempre on line, mezzo milione di proletari digitali. Parto da questa bella inchiesta dei colleghi di Repubblica Roberto Mania e Filippo Santelli (uscita la scorsa domenica 1 maggio) per arrivare ad un’affermazione abbastanza banale quanto purtroppo per niente scontata nella pratica: il digitale significa lavoro e tanti nuovi sviluppi per i settori pubblico e privato. Il digitale significa nuovi mestieri, innovazione, servizi, migliori condizioni di vita per cittadini e città.

Quando si parla di lavoro è fondamentale soffermarsi sulle nuove figure professionali del web, sulle nuove competenze digitali e sui nuovi strumenti di lavoro. Entro il 2020 l’Europa dovrà, infatti, inserire quasi un milione di professionisti dell’informazione e della comunicazione nelle aziende (circa 200mila in Italia) per garantirne l’integrazione digitale, canale ormai indispensabile per qualsiasi tipo di attività. In questo contesto l'Italia si pone all'avanguardia, grazie al lavoro della commissione Attività Professionali Non Regolamentate (Apnr) presieduta da Agid (Agenzia per l’Italia digitale). La novità, primo Paese in Europa, è la norma tecnica Uni 11621, una regola che definisce specifiche competenze professionali del digitale con l’individuazione di 25 profili Ict, tra i quali anche la figura sempre più richiesta del social media manager. La normativa consente ai professionisti del web di certificare le loro competenze, alle università e altri enti di offrire nuovi corsi e master dedicati, al mondo dell’impresa di avere un quadro di riferimento specifico e certo, ad enti e aziende pubbliche di poter finalmente individuare al proprio interno e all’esterno figure adeguate alle ormai molte e sempre più richieste professioni del digitale. Una “rivoluzione” importante sia per l’offerta che per la domanda di lavoro digitale e anche e soprattutto per la qualità dei servizi offerti ai cittadini.

In questo contesto mi interessano molto gli sviluppi per il settore pubblico e per la cosiddetta categoria dei social media manager. Un mestiere vero e proprio, che richiede competenze e responsabilità e che ha in mano servizi, nuovi linguaggi e in tante circostanze la qualità ed efficienza del rapporto tra cittadini ed enti e aziende pubbliche. Un lavoro, purtroppo, spesso non riconosciuto o considerato aggiuntivo ad altre mansioni, sottopagato, precario, a volte addirittura pensato solo come un divertimento. I cosiddetti social media manager sono una delle 25 categorie di professionisti del web, coloro che si occupano per conto di enti e aziende pubbliche di informare, gestire l’interazione, offrire servizi quotidiani ai cittadini. Sono tantissimi giovani e non solo che grazie ai social network, alle chat, a web ed app in generale si sono costruiti una nuova prospettiva di lavoro. Esistono tante buone pratiche di reinserimento lavorativo: persone non utilizzate per vari motivi che grazie ad un percorso di formazione oggi sono dei veri e propri social media manager.

Pochi giorni fa si è festeggiato l’Internet Day italiano, al di là delle tante iniziative molto interessanti e del cambio di passo importante che il Governo ha messo in campo nel settore del digitale, credo che sia fondamentale dare visibilità e mettere in luce l’utilità del servizio che ogni giorno viene offerto attraverso i nuovi canali di comunicazione. Sarò forse esagerato, ma l’idea che il proprio Comune, l’azienda del trasporto, un Ministero o qualunque ente o azienda pubblica di riferimento, possa risolvere un problema quotidiano al cittadino attraverso strumenti social o chat? (che tutti in un modo o nell’altro utilizziamo ogni giorno nella vita privata) credo sia una rivoluzione straordinaria.

Il percorso è avviato, la strada è quella giusta e ne abbiamo parlato anche su queste pagine (qui se avete voglia di approfondire), per dargli gambe serve un cambio passo sul lato professionale. In questo campo non esistono gli “smanettoni”, esistono delle figure professionali con compiti e qualità precisi, sempre più richieste, sempre più bisognose di stabilità e percorsi di formazione per tenersi aggrappate ad un mondo che cambia con una velocità impressionante. Anche di questo parleremo nel prossimo appuntamento di #pasocial a Roma nel corso della manifestazione Forum Pa (qui informazioni, programma e iscrizioni), perché sono convinto che la condivisione delle esperienze positive e il tenere accesi i riflettori sul tema sia il modo migliore per rendere il settore della nuova comunicazione a scopo di utilità pubblica sempre più forte e partecipato.?