Ricerca scientifica italiana di altissimo livello ma gli investimenti sono insufficienti. Di chi la colpa?

Intervista con Giovanni Mazzitelli, presidente dell’associazione Frascati Scienza, coordinatrice della Notte dei Ricercatori

Ricerca scientifica italiana di altissimo livello ma gli investimenti sono insufficienti. Di chi la colpa?
di Michael Pontrelli

Lo scorso 25 settembre l’Italia ha celebrato la ricerca scientifica con la Notte dei Ricercatori. “Il bilancio è stato molto positivo – spiega Giovanni Mazzitelli, presidente dell’associazione Frascati Scienza, coordinatrice della manifestazione – il numero dei visitatori negli oltre 200 eventi sparsi nella Penisola è aumentato rispetto al passato e questo dimostra che nel Paese c’è un forte interesse verso la tematica”. 

Che l’interesse ci sia lo conferma anche il messaggio del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che si è complimentato con gli scienziati italiani, ma al di là delle feste e delle frasi di circostanza cosa si può dire sullo stato di salute della ricerca italiana? Almeno su questo ambito siamo competitivi con gli altri paesi avanzati?

“Se guardiamo ai parametri di valutazione internazionale la qualità della ricerca italiana è buona – spiega Mazzitelli – figuriamo tra le eccellenze mondiali in tanti campi ma nonostante la qualità dei ricercatori il Paese paga un problema ormai storico: la scarsità degli investimenti”.

“L’investimento in ricerca – prosegue il presidente di Frascati Scienza – da noi ammonta all’1% del Pil contro una media europea del 3%. Puoi avere anche un ottimo cavallo ma se non gli dai biada a sufficienza anche quelli meno forti vanno più veloci di lui”.

Di chi la colpa se da noi la ricerca scientifica dispone di minori risorse rispetto a quelle degli altri paesi avanzati? Per capirlo è necessario guardare ai dati in maniera più approfondita. “La spesa pubblica in ricerca – spiega Mazzitelli – è pari allo 0,6%, sostanzialmente in linea con la media europea dello 0,7%. Il gap tra noi è gli altri è interamente dovuto alla spesa dei privati. Da noi ammonta allo 0,5%, negli altri paesi supera abbondantemente il 2%”.

In Italia mancano dunque le aziende che investono in ricerca & sviluppo. E’ un dato sorprendete considerando che nell’immaginario collettivo del Paese il settore privato, a differenza di quello pubblico, è associato ad efficienza e modernità. 

Le cause del fenomeno per Mazzitelli sono diverse. "Da un lato - afferma il ricercatore - il fatto che una parte importante del made in Italy opera in settori a basso contenuto tecnologico. Dall’altro il ritardo culturale delle grandi aziende che pur avendo necessità di investire in innovazione non lo fanno perché sono gestite secondo principi opportunistici più che manageriali e di mercato”.

Conclusione: la notte dei ricercatori è stato un bellissimo evento e ha avuto il riscontro che merita, i nostri scienziati sono tra i più bravi del mondo ma affinché tutto questo si traduca in un vero volano di sviluppo per il Paese serve una classe manageriale all’altezza della situazione.

Lo scorso 25 settembre l’Italia ha celebrato la ricerca scientifica con la Notte dei Ricercatori. “Il bilancio è stato molto positivo – spiega Giovanni Mazzitelli, presidente dell’associazione Frascati Scienza, coordinatrice della manifestazione – il numero dei visitatori negli oltre 200 eventi sparsi nella Penisola è aumentato rispetto al passato e questo dimostra che nel Paese c’è un forte interesse verso la tematica”. 

Che l’interesse ci sia lo conferma anche il messaggio del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che si è complimentato con gli scienziati italiani, ma al di là delle feste e delle frasi di circostanza cosa si può dire sullo stato di salute della ricerca italiana? Almeno su questo ambito siamo competitivi con gli altri paesi avanzati?

“Se guardiamo ai parametri di valutazione internazionale la qualità della ricerca italiana è buona – spiega Mazzitelli – figuriamo tra le eccellenze mondiali in tanti campi ma nonostante la qualità dei ricercatori il Paese paga un problema ormai storico: la scarsità degli investimenti”.

“L’investimento in ricerca – prosegue il presidente di Frascati Scienza – da noi ammonta all’1% del Pil contro una media europea del 3%. Puoi avere anche un ottimo cavallo ma se non gli dai biada a sufficienza anche quelli meno forti vanno più veloci di lui”.

Di chi la colpa se da noi la ricerca scientifica dispone di minori risorse rispetto a quelle degli altri paesi avanzati? Per capirlo è necessario guardare ai dati in maniera più approfondita. “La spesa pubblica in ricerca – spiega Mazzitelli – è pari allo 0,6%, sostanzialmente in linea con la media europea dello 0,7%. Il gap tra noi è gli altri è interamente dovuto alla spesa dei privati. Da noi ammonta allo 0,5%, negli altri paesi supera abbondantemente il 2%”.

In Italia mancano dunque le aziende che investono in ricerca & sviluppo. E’ un dato sorprendete considerando che nell’immaginario collettivo del Paese il settore privato, a differenza di quello pubblico, è associato ad efficienza e modernità. 

Le cause del fenomeno per Mazzitelli sono diverse. "Da un lato - afferma il ricercatore - il fatto che una parte importante del made in Italy opera in settori a basso contenuto tecnologico. Dall’altro il ritardo culturale delle grandi aziende che pur avendo necessità di investire in innovazione non lo fanno perché sono gestite secondo principi opportunistici più che manageriali e di mercato”.

Conclusione: la notte dei ricercatori è stato un bellissimo evento e ha avuto il riscontro che merita, i nostri scienziati sono tra i più bravi del mondo ma affinché tutto questo si traduca in un vero volano di sviluppo per il Paese serve una classe manageriale all’altezza della situazione.