[Il punto] Ecco perché Elon Musk con Neuralink sta lavorando al progetto più rivoluzionario della storia umana

Il noto imprenditore ha rivelato al mondo che punta a collegare il cervello con i computer e dunque con internet. Potrebbe essere il primo passo per il superamento dell’homo sapiens

[Il punto] Ecco perché Elon Musk con Neuralink sta lavorando al progetto più rivoluzionario della storia umana
Elon Musk, imprenditore, inventore e filantropo sudafricano naturalizzato statunitense. È fondatore, CEO e CTO di Space Exploration Technologies Corporation, co-fondatore, CEO e product architect di Tesla e co-fondatore e CEO di Neuralink
di Michael Pontrelli   -   Twitter: @micpontrelli

Essere informati sui trend tecnologici in atto è ormai diventata una necessità per capire cosa ci riserverà il futuro. Una delle notizie più rilevanti della scorsa settimana (la presentazione da parte di Elon Musk del progetto Neuralink) è rimasta in secondo piano in Italia nonostante potenzialmente rappresenti una delle rivoluzioni più importanti della storia dell'umanità. Cosa è Neuralink? In termini molto semplici può essere visto come il tentativo di collegare il cervello umano direttamente con i computer. La tecnologia per il momento è stata applicata principalmente sui topi ma Musk ha svelato che con successo è stata sperimentata anche su una scimmia.

Test sugli uomini a partire dal 2020

Il noto imprenditore ha poi spiegato che i test sugli esseri umani potrebbero iniziare a metà del 2020 su persone paralizzate, con l’obiettivo di permettere loro di controllare smartphone e computer. Ma questo sarebbe ovviamente solo un risultato parziale. La grande sfida è quella di connettere alle macchine il cervello di tutti gli esseri umani tramite sottilissimi fili flessibili (più piccoli di un capello) innestati nel cranio attraverso un foro di 8 millimetri eseguito da un apposito robot.

Elon Musk durante la presentazione di Neuralink

Le previsioni di Kurzweil

Fantascienza? Niente affatto. Ray Kurzweil, ingegnere capo di Google e uno dei massimi scienziati viventi, già da tempo ha previsto che avremo una zona della corteccia cerebrale connessa al cloud (ovvero ad internet) entro il 2030. E per Kurzweil questo è l’unico modo che l’uomo ha a disposizione per restare competitivo rispetto alle macchine e all’intelligenza artificiale. Dato che già entro il 2029 “i computer avranno raggiunto un’intelligenza di livello umano” ed entro il 2045 “diventerà realtà la cosiddetta Singolarità Tecnologica” ovvero il momento in cui “il progresso tecnologico raggiungerà una velocità tale da cambiare radicalmente il mondo per come lo conosciamo” e “in cui l’intelligenza delle macchine supererà di diverse misure quella dell’uomo”.

I cyborg svedesi

Altri scienziati non concordano sulle date indicate da Kurzweil spostando avanti nel tempo i vari traguardi ma su un punto c’è unanimità: in un futuro non troppo lontano (già entro la fine del secolo) ci sarà un salto evolutivo sia della intelligenza artificiale che dello stesso essere umano, che innesterà nel suo organismo tecnologie digitali ad un ritmo e ad una scala sempre maggiore. E il processo in realtà è già iniziato. Già da due anni i dipendenti della startup svedese Epicenter, con sede a Stoccolma, stanno installando un chip grande come un chicco riso tra pollice e indice, che consente loro di aprire porte, far partire le stampanti, pagare al bar con un semplice cenno della mano.

La profezia transumanista 

Tra i giovani lavoratori di Epicenter l’innesto del chip nella mano è stato accolto senza particolari problemi. A conferma che culturalmente l’uomo è già maturo per la sua trasformazione in un cyborg ovvero in un organismo costituito non solo da tessuti organici ma anche da elementi artificiali come protesi meccaniche ed elettroniche. Esagerazioni? No. A pensarci bene l’inserimento di una valvola artificiale nel cuore dei cardiopatici è ormai una prassi accettata da tutti fin dagli anni ’80 del secolo scorso. Questi decenni sono serviti anche per far nascere e sviluppare un movimento culturale ancora poco noto in Italia ma diffuso in altri Paesi: quello del transumanesimo, a volte abbreviato anche con H+ o H-plus. I transumanisti sostengono l’uso della tecnologia per aumentare le capacità fisiche e cognitive degli esseri umani e contrastare la malattia e l’invecchiamento, in vista anche di una possibile trasformazione post umana. Non è un caso che sia Kurzweil che Elon Musk siano entrambi transumanisti. Rimettendo dunque tutti i tasselli assieme non è una esagerazione affermare che Neuralink potrebbe davvero essere il progetto che realizza la profezia transumanista sul superamento dell’homo sapiens e sulla nascita di una nuova fase evolutiva dell’essere umano.