Prima degli emoji: gli emoticons e la loro storia

36 anni fa nascevano gli ‘smiley’, per dare emozioni alla parola scritta

fahlman emoticon
TiscaliNews

Alzi la mano chi non ha mai usato gli Emoji, gli ideogrammi nati sui cellulari giapponesi dalla fine degli anni '90 e recentemente adottati da Apple, Android e vari social network come Facebook e Twitter. Non tutti, però, sanno che prima degli Emoji, la possibilità di ‘imprimere’ le emozioni nella parola scritta era già assicurata dai cosiddetti emoticons, o smiley: piccole sequenze di punteggiatura e/o caratteri speciali in grado di formare delle faccine o degli oggetti. Riscopriamo  quindi insieme la storia degli emoticons.

I tentativi di trasmettere, con la parola scritta, le emozioni degli scriventi si perdono nella notte dei tempi. Si dice che nel 1969 lo scrittore Vladimir Nabokov, durante un’intervista, abbia detto al proprio intervistatore: “Mi piacerebbe che esistesse un segno tipografico per il sorriso, da usare come risposta alle domande più difficili”.

Ci sono voluti però ancora 13 anni: il 19 settembre del 1982 Scott Fahlman, un ricercatore di informatica alla Carnegie Mellon University, scrisse questo messaggio nella intranet dell’università:

19-Sep-82 11:44    Scott E  Fahlman             :-)

Da: Scott E  Fahlman

Propongo l’utilizzo di questi caratteri per contrassegnare le battute ironiche:      

     :-) 

Vanno letti di traverso.  In effetti, probabilmente è più facile contrassegnare le frasi che NON sono battute, visti i tempi.

Per queste usate:

     :-(

Nasceva così lo smiley, il primo emoticon della storia, dopo il quale sarebbero arrivati tantissimi altri ideogrammi, dalla faccina arrabbiata a quella in lacrime ai Kaomoji, gli emoticon più elaborati che riprendono lo stile dei manga, ad esempio ^_^ . Complici l’avvento di Internet e quello dei telefoni cellulari, gli emoticons hanno tenuto banco per tantissimi anni, in particolare nelle mail – dove sono ancora usati tantissimo – e negli SMS.

Oggi l’avvento degli emoji ha relegato gli emoticons in una posiziona di subalternità, in particolare nelle comunicazioni mobili, dove le tastiere degli smartphone hanno quasi sempre incorporato un set di emoji. Una curiosità: Il post originario di Scott Fahlman, che si era perso, è stato ritrovato in rete nel 2002 da un team di informatici.

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