Cos'è la cittadinanza digitale?

Se facendo un esperimento provassimo a chiedere a qualcuno se si senta o meno un “cittadino digitale”, probabilmente mostrerebbe qualche titubanza nel rispondere o più semplicemente assocerebbe il concetto al possesso o meno di dispositivi elettronici, uno smartphone ad esempio; i più giovani poi, non avrebbero alcun dubbio, risponderebbero senza alcun indugio di sì.

In realtà, statisticamente è molto probabile che nessuno di loro conosca il vero significato di quanto avete domandato, proprio perchè di comprendere il vero concetto di “cittadinanza digitale” ne avremmo tutti un gran bisogno e come Paese siamo lontani anni luce da averne un discreto grado di consapevolezza.   

Cominciamo col dire che non si tratta di una "nuova" cittadinanza ma di un'estensione di quella tradizionalmente intesa e c’è grande confusione tra “cittadinanza digitale” e “competenze digitali”: queste ultime sono gli strumenti, le abilità, le capacità di una persona che la rendono capace di godere e di essere responsabile dei diritti e dei doveri propri della “cittadinanza digitale”.

Chiaro? Manco per sogno, proverò a dire di più!

In una società sempre più digitalizzata, possiamo considerare la “cittadinanza digitale” come un diritto e le “competenze digitali” ciò che ci consentono di esercitare questo diritto. 

Ma è fondamentale rimarcare che quando parliamo di “competenze digitali” non ci riferiamo alla semplice abilità o “bravura” nel far funzionare dei dispositivi elettronici quali smartphone, pc, tablet … il forno a micronde, il navigatore satellitare o la lavatrice connessa in rete (sì, anche la lavatrice si connette alla rete!). 

Dentro lo “zainetto” delle “competenze digitali” trovano spazio anche concetti tipo “consapevolezza”, “tolleranza”, “valori” e “responsabilità”, qualità proprie di un vero e proprio cittadino digitale che sì, sa utilizzare i dispositivi elettronici ma, consapevole di diritti e doveri scaturiti dal fatto di operare, interagire, vivere all’interno di un nuovo mondo, quella della rete, in cui, nonostante non occorra un passaporto all’ingresso, esistono confini morali, gli stessi che avevamo quando non utilizzavamo lavatrici connesse alla rete e smartphone. 

Il modo in cui gli individui si comportano in quanto membri di una società (digitale o no) dà forma all’ambiente (digitale) al quale tutti apparteniamo perciò se gli individui vivono in rete senza competenze, la rete a sua volta diventa un brutto spazio di interazione da non frequentare perchè generatore di insidie! 

In Europa, solo il 77% dei cittadini partecipano ad attività online e la partecipazione “digitale” non è più questione di “avere” o “non avere” uno smartphone o un pc collegato alla rete, ma di “potere” o “non potere” utilizzarli consapevolmente. 

Per molto tempo i “cittadini digitali” sono stati semplici utenti della tecnologia (solo consumatori). Adesso i  “cittadini digitali” possono diventare partecipanti attivi. Il loro impegno non si traduce solo nel consumo di beni e contenuti digitali, ma si manifesta anche sotto forma di creazione di contenuti digitali propri (scrivono, commentano, caricano foto, partecipano ai forum, inseriscono recensioni, condividono il proprio curriculum viate …): tutto ciò perchè si può partecipare alla vita della rete limitandosi a navigare oppure si può decidere di avere in rete una voce (alcuni ce l’hanno molto alta). 

I cittadini tradizionali sono, per definizione, protetti dalla nazione cui appartengono così, la protezione fa anche parte dei diritti delle persone quando si trovano online poichè le tecnologie offrono delle opportunità, ma presentano anche dei rischi e sebbene un rischio non sia sempre sinonimo di danno, il danno può andare a discapito del godimento della “cittadinanza digitale”. 

Vivere una vita “digitale” quindi da un lato fa nascere nuovi problemi in relazione a diritti che sono ormai acquisiti come ad esempio la riservatezza delle comunicazioni, l’identità e il domicilio, dall’altro lato permette di esercitare diritti che prima semplicemente non erano possibili come quello alla partecipazione alle decisioni pubbliche attraverso piattaforme telematiche, l’accesso più immediato alle informazioni, l’utilizzo di contenuti e di dati pubblici. 

Così diventa un diritto (proprio perchè la piena partecipazione a una società digitale richiede la possibilità di accedervi), il più importante di tutti, il diritto ad accedere ai servizi on-line. 

Un esempio su tutti per chiarire: per compilare la mia dichiarazione dei redditi online o per accedere al mio fascicolo previdenziale Inps, devo avere un computer o comunque un dispositivo connesso alla reta che mi consenta di compilare agevolmente quei form e non è soltanto sufficiente che io abbia una buona connessione di rete ma devo anche essere in grado di destreggiarmi tra una schermata e l’altra (devo poter aggiungere spese mediche che non mi sono ritrovata in elenco, devo verificare il corretto versamento degli acconti precedenti ecc). Prima mi si chiedeva di compilare un modulo cartaceo e di saper inviare il modulo alla posta e avere la pazienza di fare la fila; adesso di avere nuove competenze e la possibilità di utilizzare nuovi dispositivi connessi alla rete.

Allo stesso modo prima, nella vita non digitale, l’Amministrazione pretendeva che io avessi un unico indirizzo di residenza, che fossi registrato all’anagrafe e che avessi un identificativo univoco, il codice fiscale, consentendomi di inviare e ricevere posta cartacea e di rendermi riconoscibile a tutti gli enti e a tutte le Amministrazioni; ora ci sono rapporti che io posso curare con la PA soltanto se ho un indirizzo di posta elettronica certificata, o se possiedo un’identità digitale a me associata.

Ma i diritti di cittadinanza digitale devono essere inclusivi e devono poter essere esercitati da tutti in particolar modo dalle fasce della popolazione più disagiate ed è dovere di un Paese civile e democratico garantire l'equità di trattamento dei cittadini davanti all’accesso e utilizzo dei mezzi digitali creando le condizioni favorevoli per un accesso alla rete uniformemente distribuito, dove il completo esercizio dei loro diritti si può realizzare solo con la minimizzazione del divario digitale. 

Il futuro del nostro Paese – per i cittadini così come per le imprese – è sostenibile solo se lo Stato è in grado di garantire ai propri cittadini e alle proprie imprese un accesso concreto e non discriminatorio alle tecnologie digitali, offrendo strumenti culturali, infrastrutturali ed economici per sentirsi parte integrante della nuova comunità globale, esercitare i nuovi diritti di cittadinanza digitale e competere alla pari nei mercati internazionali.

E’ il codice per l’Amministrazione Digitale che nell’Ordinamento italiano disciplina dal 2005 i diritti e i doveri connessi alla cittadinanza digitale e non si tratta di un elenco di articoli per addetti ai lavori nella pubblica amministrazione ma di un insieme di principi che regolano la vita del cittadino italiano che vive, comunica e si relaziona, non solo con la PA, attraverso un’interazione di tipo digitale.

Il vero problema è che come cittadini e imprese italiane non abbiamo alcuna consapevolezza dei nostri diritti digitali e quindi non ci attiviamo per farli rispettare.

Un esempio di quali possano essere i diritti del cittadino digitale italiano sanciti dal Codice per l’Amministrazione Digitale e sconosciuti dalla maggior parte di noi? Bè, solo per citarne alcuni e parto dal primo e più importante enunciato dall’art 3 del Codice: il diritto all’uso delle tecnologie, il diritto di CHIUNQUE ad utilizzare soluzioni digitali nei rapporti con la Pubblica Amministrazione, il diritto ad avere un domicilio digitale e a ricevere comunicazioni nella sola modalità digitale, il diritto a poter effettuare sempre i pagamenti in modalità elettronica, il diritto a un servizio online di qualità, il diritto all’identità digitale, il diritto alla fruizione di WIFI gratuito nei luoghi pubblici, Il diritto di partecipazione telematica ai procedimenti amministrativi, il diritto alla partecipazione ai processi decisionali e, chiudo con quello fondamentale senza il quale non può essere esercitato nessuno di quelli che nell’ordine lo precedono, il diritto all’alfabetizzazione informatica.

Doveri? Sì, tanti, primo fra tutti il rispetto delle regole della rete nella messa in condivisione dei propri contenuti digitali!

Se vogliamo rendere cogenti le norme sulla digitalizzazione ed esercitare a pieno i nostri diritti di cittadinanza digitale gli utenti devono essere dei controllori diffusi dell’attuazione.

"I diritti digitali esistono bisogna attivarsi per farli rispettare" [Avv. Ernesto Belisario].