Al Comune di Cagliari il lavoro è SMART!

Sono passati 6 mesi da quando la nuova frontiera dello smart working ha cominciato ad essere “pensata” anche per il pubblico impiego italiano, ne raccontai proprio in questo spazio quando a maggio, la ministra Marianna Madia annunciò entro il 25 giugno l’emanazione di una direttiva che avrebbe dato attuazione a un impegno preso nella riforma della pubblica amministrazione che avrebbe dato la possibilità al 10% dei dipendenti pubblici italiani di lavorare in modalità smart e, a tale scopo, il dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, pubblicava un bando per la selezione di 15 amministrazioni da sostenere nella realizzazione di un progetto di smartwork: bene, è  l’Amministrazione comunale di Cagliari una delle 15 PA prescelte con il suo progetto di lavoro smart!

Di cosa si tratta?

Come da normativa approvata in Senato il 10 maggio scorso, che prevede, tra le altre cose, anche il “diritto alla disconnessione”, cioè la possibilità per il lavoratore di non dover essere sempre connesso “alle strumentazioni tecnologiche di lavoro” (ne ho parlato QUI a proposito della Francia che per prima in Europa ha normato la materia), lo smart working è “una particolare modalità di svolgimento della prestazione lavorativa, basata sulla flessibilità di orari e di sede e caratterizzata, principalmente, da una maggiore utilizzazione degli strumenti informatici e telematici, nonché dall'assenza di una postazione fissa durante i periodi di lavoro svolti anche al di fuori dei locali aziendali” [Altalex].

Gli smart workers non sono una nuova categoria di lavoratori, legislatore non ha inteso creare una nuova tipologia contrattuale ma ha semplicemente cominciato a qualificare e chiamare per nome una modalità di lavoro già diffusa in numerose organizzazioni.

Sempre per evitare confusioni, diciamo anche che lo smart working non è una evoluzione del telelavoro, comparso a fine anni 90 anche in Italia e che ha avuto scarsissimo successo avendo in realtà più difetti che pregi.

Operare in smart working non corrisponde nemmeno ad un mero svolgimento di attività da remoto, né è solo lavorare per una giornata da casa o dallo spazio in co-working, è molto altro ancora e rappresenta più di tutto un cambiamento culturale all’interno dei processi aziendali, non solo privati.

Così sul sito istituzionale del Comune di Cagliari che orgogliosamente rivendica l’iniziativa: “Lavoratore, consumatore di beni o servizi, genitore, figlio, fornitore o fruitore di cultura, di assistenza parentale o sociale e così via: ogni persona assume alternativamente più ruoli, quotidianamente. E allora ricercare attraverso una logistica “smart”  del lavoro la conciliazione con i tempi di vita, è una priorità per mettere a frutto le nuove interconnessioni fra razionalità politico-istituzionale, tecnologia e umanesimo, moltiplicando gli effetti positivi su tutta la comunità, in una prospettiva “verde” dell’economia, equità sociale e di genere, qualità della vita, aumento della produttività e risparmi per le casse pubbliche”.

Chiaro, più si lavora anche da casa, meno le città sono trafficate e l’ha capito anche il Sindaco di Cagliari:Grazie al lavoro agile – ha detto il Sindaco Massimo Zedda - si riverseranno in strada meno veicoli lungo il tragitto casa-lavoro con un conseguente taglio delle emissioni inquinanti e una maggiore sicurezza stradale e per i lavoratori”.

Le esigenze dei lavoratori e delle aziende sono cambiate molto rispetto a una volta e la tecnologia è venuta in supporto per risolvere alcuni nodi organizzativi: ora comunicare e cooperare da remoto non è più cosa difficile e anzi può risolvere questioni di costi per affitti di uffici troppo grandi e garantire al dipendente una migliore gestione del famoso “work-life balance”, vale a dire il giusto bilanciamento tra vita privata e vita lavorativa.

Lo Smart Working è un nuovo approccio al nostro modo di lavorare e collaborare all'interno di un'organizzazione in cui alla base ci sono tre elementi chiave: la revisione del rapporto tra manager e dipendente (si passa dal controllo a una maggior fiducia); il ricorso a tecnologie collaborative in sostituzione ai sistemi di comunicazione rigidi; la riorganizzazione degli spazi di lavoro che vanno oltre le 4 mura di un ufficio. Questo nuovo approccio pone al centro dell'organizzazione la persona, facendo convergere gli obiettivi personali e professionali con quelli aziendali, in un unico modus operandi che garantisce una maggiore produttività aziendale” [Andrea Solimene].

Bene, bene bene Sardegna!