Vi racconto il più innovatore dei "monsieur le president", vi dico chi è Emmanuel Macron

Due anni fa, ho avuto il piacere di occuparmi di contenuti per un progetto di formazione transfrontaliero in cui erano coinvolte Italia e Francia dovendo approfondire il livello di integrazione della cultura digitale nella vita dei francesi rispetto agli italiani: fu allora che sentii parlare per la prima volta di monsieur Macron oltre che di quanto, già da allora, fossimo così profondamente lontani dai nostri cugini francesi sul tema del digitale e il nuovo inquilino dell’Eliseo ha molti meriti in tutto questo.

Partiamo come sempre dai dati.

In Francia il numero di utenti internet abituali è pari al 85% della popolazione contro il 53% dell’Italia (e Macron nel suo programma politico ha l’obiettivo di raggiungere il 100%); le aziende francesi che vendono in e-commerce sono quasi il triplo che in Italia (il 12 contro il 4%). Il 74% dei cittadini francesi usa servizi di e-government, a fronte di un modesto 33% di cittadini italiani. In Francia il sistema scolastico fa sì che tutti gli studenti che escano dal ciclo scolastico pubblico abbiano familiarità con strumenti e risorse digitali.

In Italia solo il 44% della popolazione ha competenze medie o alte nell’utilizzo dei computer, contro una media del 50% in Unione Europea e quasi il 60% in Francia; in Italia solo il 42% dichiara di utilizzare applicazioni di home-banking contro il 60% della media europea e il 70% della Francia. Infine, in Italia solo il 36% dei cittadini nell’ultimo anno dichiara di avere usato un servizio on line della pubblica amministrazione, contro il 75% della Francia.

L’elezione di Macron, 39 anni, in Francia già noto come “il ministro delle startup” è un fortissimo segnale per l’Unione Europea e i paesi membri da quello che potrebbe diventare il primo presidente europeo delle startup. Un innovatore per definizione che punta moltissimo sul valore del digitale in un paese che è già molto più avanti di tanti altri paesi europei e che col suo programma punta ad eccellere ulteriormente.

Nei due anni a capo dell'Economia, Macron ha posto le basi alla legislazione francese sulle neoimprese digitali. E con successo. Tra il 2014 e il 2016 gli investimenti in startup francesi sono cresciuti da 0,2 a 2,7 miliardi. Dietro solo la Gran Bretagna (3,2). Mentre il numero degli investimenti è schizzato a 590 (dati Dealroom.co). Record assoluto in Europa. Per fare un paragone, in Italia nel 2016 sono stati investiti 200 milioni in startup per un totale di 78 investimenti. Esattamente la situazione francese prima di Macron.

La migliore situazione francese rispetto a quella italiana parte da lontano. Negli anni tutta l’impostazione dei programmi francesi (di diverso segno politico) si è sempre concentrata sul digitale come leva per lo sviluppo economico e sulla necessità di aumentare le competenze digitali di cittadini e imprese per favorire imprenditorialità di alta qualità e nuova occupazione.

Dal piano del 2008 France Numérique 2012 con oltre 150 obiettivi e molti successi al successivo piano France Numerique 2020, la Francia ha sempre raggiunto risultati eclatanti mostrando una crescita esponenziale dell’e-commerce in pochissimi anni, il 95% delle aziende raggiunte dalla banda larga fissa e predisposizione della connettività tramite tecnologia satellitare per le altre rimaste senza banda fissa.

Hollande sfruttò la leva del digitale per promuovere i diritti fondamentali: parlò per primo di “repubblica digitale francese”: “Il Governo desidera utilizzare tutti i mezzi offerti dal digitale per consolidare e promuovere i nostri valori fondamentali. Innanzitutto per mantener fede alla promessa di eguaglianza: il digitale è uno strumento di riduzione delle diseguaglianze in materia di educazione, di sanità, di lavoro, d’accesso alla cultura e ai servizi pubblici”. “Il Governo si auspica che le nuove generazioni si approprino del digitale e lo utilizzino per imparare, pensare, creare e costruire la società di domani”.

Macron ha già dichiarato di voler migliorare e accrescere la digitalizzazione del proprio paese migliorando e personalizzando i servizi pubblici: “Entro il 2022, il 100% delle procedure amministrative sarà effettuato da Internet – dice Macron – creeremo un account on line per il cittadino che riunirà in un’unica interfaccia tutti i diritti, compresi quelli connessi alla salute, percorsi professionali, formazione, situazione fiscale, diritti civili. Questo unico punto di ingresso faciliterà i rapporti con l’amministrazione, ed avrà informazioni più facili”.

E poi il candidato all'Eliseo le startup le conosce bene. Ne sa a memoria i meccanismi, la filosofia. E da loro ha mutuato il modello del suo progetto politico. En Marche!, proprio come una startup, ha saputo sfruttare le carenze di un mercato, quello della politica, e ci si è inserito con una struttura agile, antitetica rispetto ai partiti tradizionali. Il partito è cresciuto alla velocità di una startup (e' stato fondato ad aprile 2016) fino a vincere le presidenziali francesi.

Con un trend di crescita del 63% anno su anno, la Francia grazie al programma di Macron è la nazione che più velocemente sta crescendo in Europa sul mercato delle imprese digitali. Parigi oggi è un modello per le altre nazioni. Solo nei primi due mesi del 2017 sono stati investiti 472milioni in startup francesi in 169 round di investimento (dati Dealrooom.co). Nella capitale si contano oltre 134mila sviluppatori professionisti, la seconda città dopo Londra che ne ha 300mila. Uno studio Kpmg ha mostrato come oggi un terzo degli studenti francesi vorrebbe lavorare o creare un'azienda digitale e che il 74% di loro vorrebbe farlo in Francia. Una piccola rivoluzione culturale. Nelle scuole si è cominciato ad insegnare la cultura d'impresa, mentre nelle università hanno preso a fiorire gli incubatori d'impresa accademici. 

Allora, che ne dite del nuovo monsieur le President? Rabbrividiamo e basta o è il caso che anche noi ci diciamo "En Marche!"?