Europei sempre più digitali. Italiani sempre ultimi con più smartphone al seguito e profili social in un virale crescendo. Abbiamo un problema? Sì, continuiamo ad essere degli inguaribili ignoranti digitali!

Quando oltre un anno fa ho iniziato a scrivere su questo spazio, avevo deciso di incominciare parlando di una classifica, stilata ogni anno, a partire dal 2014, dalla Commissione Europea che ha come acronimo DESI: sta per Digital Economic and Society Index e racconta lo “stato di salute” della digitalizzazione del vecchio continente in base ad una serie di parametri considerati per ciascun stato membro dell’Unione. 

Quei dati del 2015 raccontavano un’Italia 25esima su 28 Paesi UE. Non era certamente un’informazione che meritasse di non essere divulgata, proprio perché avevo la netta impressione che esistesse poca consapevolezza di questo fenomeno tutto italiano essendo fuorviante il guardarci intorno e vedere tutti, o quasi, perennemente ritratti con lo sguardo rivolto verso uno smartphone (siamo il terzo paese al mondo per possesso di smartphone pro capite).

Così, da allora, non ho mai smesso di divulgare i brutti voti di quella orribile “pagella” riscontrando sempre un certo scalpore in chi osservava l’istogramma, essendo la percezione più diffusa tutta un’altra storia.

E’ trascorso un anno, nel frattempo sono uscite altre classifiche che hanno raccontato un paese più connesso, più fruitore di servizi da mobile e tra i più presenti nei contenitori social; l’Agenzia per l’Italia Digitale ha reso obbligatoria la fatturazione elettronica nei rapporti con le PA, è nato il Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID), il Nodo Unico dei Pagamenti (PagoPA), sta per decollare l’Anagrafe Unica della Popolazione Residente, abbiamo acquisito una serie di diritti in qualità di cittadini digitali grazie al nuovo CAD … in un anno, insomma, tutta una serie di eventi ci hanno fatto credere ad un’inversione di tendenza rispetto a quei brutti voti riferiti al 2015.

Finalmente accade che il 3 marzo del 2017 vengono resi noti i dati del nuovo il DESI, quelli riferito al 2016 … e, sorpresa, siamo ancora 25esimi su 28 Paesi.

Ma come, ma non stavamo accelerando????

Il rapporto DESI va analizzato in dettaglio. La sintesi ci dice che, rispetto all'anno precedente, l'Italia migliora del 10% il suo indice di sintesi degli indicatori, ma questo non basta per farci scalare posizioni nella graduatoria rispetto ai nostri partner europei che corrono molto più velocemente di noi.

I dati raccontano di un'Italia che ha fatto un grande passo in avanti sul digitale. Ma è tutta l'Europa che accelera. E se l'Italia rimane nella parte bassa della classifica europea è perchè sta pagando un gap enorme con gli altri paesi che si sono mossi prima e meglio di noi.

C’è un dato assai preoccupante. Gli italiani non usano i servizi digitali, anche quando li hanno

Manca ancora una vera cultura del digitale, c'è una parte consistente del paese che ha ancora troppe difficoltà ad abbracciare le nuove tecnologie. È un fattore culturale, talvolta anche geografico che c'è ed è innegabile. Ed è il problema vero, poiché il ritardo culturale è il più difficile da colmare e si riflette nel basso numero di laureati in materie tecniche e scientifiche.

Gli italiani possiedono più di uno smartphone pro capite, hanno uno o più profili social ma non utilizzano la rete per semplificare la propria vita: non utilizzano i servizi on line della pubblica amministrazione, non l’home-banking, stampano carte d’imbarco e ticket di qualunque tipo (in Italia eccome se carta canta!), le imprese non fatturano elettronicamente fra di loro e i cittadini utilizziamo Spid solo per accedere ai bonus (da insegnanti o 18enni).   

I dati DESI fotografano un Paese che ha molta difficoltà ad abbracciare l'innovazione. C'è una buona digitalizzazione delle imprese, che hanno imparato in fretta l'uso delle etichette elettroniche, delle fatture telematiche verso la PA e del cloud. L'industria italiana sembra innovare bene, meno purtroppo le piccole e medie imprese (la maggioranza). 

"I dati Desi parlano da soli: non miglioriamo di posizione, ed è un problema. Restiamo il fanalino di coda dell'Europa, risultiamo sotto la media in tutti e 5 gli indicatori principali. Mi preoccupa però il fatto che a spingerci in basso sia la scarsa diffusione della cultura di Internet tra la popolazione. Sulle infrastrutture ci siamo, abbiamo in parte recuperato il gap e siamo nella media europea. Ma senza capitale umano è tutto inutile" (Gianni Dominici, ForumPA).

Le buone notizie arrivano da imprese e servizi pubblici

Per quanto riguarda la digitalizzazione delle imprese l'indicatore migliora del 10% e possiamo vantare alcune prestazioni di rilievo, come ad esempio nel caso dello scambio digitale di fatture in cui siamo al 5° posto in UE (la nostra miglior prestazione complessiva).

Siamo invece nella parte finale della graduatoria per quanto riguarda il commercio elettronico: usiamo il digitale nei rapporti tra aziende, ma non nei confronti dei consumatori. Purtroppo il dato è coerente con il basso utilizzo da parte degli utenti.

L'unico dato davvero positivo è quello sulla fatturazione elettronica, quinti in Europa.

E' il parametro che ci riconosce maggiore leadership e vuol dire che dove c’è un progetto nazionale i risultati ci sono e si vedono. Da quando è diventata obbligatoria, in un mese il suo utilizzo è da parte delle imprese è passato da 500mila a 2 milioni. Ecco perché siamo quinti, la posizione più alta dei 31 indicatori del rapporto sulla digitalizzazione dei Paesi europei.

Sembra che l'obbligo ad utilizzare strumenti digitali sia il solo modo per diffonderne l'impiego.

Essendo quello della fatturazione elettronica un modello, l’Agenzia per l’Italia Digitale per similitudine, starebbe immaginando di fare lo stesso nel 2017 con l’introduzione obbligatoria di Spid e i pagamenti digitali alla pubblica amministrazione.

Infine, ma non ultima, una riflessione sui dati che raccontano la trasparenza del nostro paese fenomeno che ovviamente non può essere letto in maniera disgiunta dal dato DESI poichè la trasparenza o è digitale o non è!

La classifica DESI, rapportata a quella della Transparency International (rapporto 2016 in cui l’Italia resta terzultima in Europa) conserva immobile un’unica proiezione: la corruzione, non si combatte in modo incisivo con le leggi anticorruzione (che la maggior parte neppure legge), ma attraverso una corretta digitalizzazione, e in Italia c’è ancora tanto da fare. 

Concludo dicendo che sarebbe già un buon punto di partenza se le forze politiche fossero tutte maggiormente consapevoli di questo incolmabile gap che ci differenzia in maniera così netta dagli altri concittadini europei tagliandoci fuori da un mondo che va molto più veloce di noi.

Occorre un’azione decisa e comune, un progetto condiviso tra strato ed enti locali ma che parta da una motivazione iniziale molto forte perché il fatto che anche al momento i soldi per innalzare il livello di competenze digitali nel nostro paese ci siano ma non vengano spesi vuol dire che non si è ancora ben capito quanto sia grave il problema che ci troviamo davanti oramai da troppo tempo.  

Nelle prossime settimane, grazie all’Associazione Italiana per l’Informatica ed il Calcolo Automatico incontrerò ragazzi e insegnanti delle scuole sarde con la finalità di una maggiore sensibilizzazione sul problema delle competenze digitali da leggere come una grande occasione mancata per il futuro dei nostri giovani. Mai smettere di parlarne, il digitale è un problema di tutti e il dato del DESI non cambierà mai se tutti noi non facciamo qualcosa!