Chi fermerà la lenta migrazione verso il digitale appena avviata nel nostro paese?

Ci auguriamo nessuno, perché non ce lo possiamo proprio permettere! Uno dei tormentoni di queste ultime ore, generato dal post “terremoto” politico in seguito all’esito referendario del 4 dicembre, è proprio legato al tema delle riforme cospicue messe in campo dal Governo dimissionario anche in ambito digitale; per fortuna, i passati mille giorni, lasceranno in eredità al Paese se non la rivoluzione digitale senz’altro un innalzamento dei pilastri portanti degli impegni dettati dall’Agenda Digitale europea, come mai era stato fatto nella storia di questo Paese.

E la spinta, sia chiaro, non è stata certo casuale o legata ad una linea di Governo sorretta da ideologie particolari, il digitale non è né di destra né di sinistra ma è di tutti, ecco perché dovrebbe esserci continuità; le scelte fatte finora sono state generate da una vera e propria situazione di emergenza che vede tutt’ora il nostro paese drammaticamente posizionato tra i 28 paesi dell’Unione Europea (rimaniamo sempre quartultimi), in una classifica il cui indice misura il livello della performance di tutti i paesi UE quando si analizzano particolari indicatori legati al tema del digitale (sistema di connettività, investimenti in capitale umano, utilizzo di internet da parte dei cittadini, integrazione di servizi pubblici e privati in rete); ebbene, in questa classifica, nel DESI, peggio di noi fanno solamente, Grecia, Bulgaria e Romania. Inutile dirvi che specularmente, i paesi che fanno meglio di noi e oltre la media europea (tra i quali ci sono per esempio i nostri cugini spagnoli), vivono un momento di crescita economica molto diverso dai nostri “zero virgola”.  

La strada, certo, sarà ancora parecchio lunga affinché l’Italia non solo recuperi il gap accumulato con le principali economie europee, in termini di reti veloci e servizi ai cittadini e alle imprese, ma si avvii verso un futuro di autentica competitività, e non dipende solo dal digitale, ne siamo ben consci.

Ma, ci viene da dire, il rinnovato Codice dell’Amministrazione Digitale non soltanto è già legge dello Stato (Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 214 del 13 settembre 2016, il decreto legislativo 26 agosto 2016, n. 179 recante Modifiche ed integrazioni al Codice dell'amministrazione digitale, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche, entra infatti in vigore il 14 settembre 2016), ma gode anche di “sana e robusta costituzione”, viste le disposizioni introdotte su domicilio fiscale come mezzo di comunicazione tra cittadini ed enti, SPID identificato come unica modalità di autenticazione dei cittadini per l’accesso ai servizi delle Pubbliche Amministrazioni, l’istituzione del responsabile per la transizione digitale in ogni PA, l’istituzione del Difensore Civico digitale, e con l’elenco delle novità introdotte potrei proseguire ma in realtà qui voglio soffermarmi solo su quella più imminente.

Ad esempio, ciò che sta per accadere, in attuazione dell’art. 5 del Codice dell’Amministrazione Digitale, attraverso il quale AgID ha predisposto le Linee guida che definiscono regole e modalità di effettuazione dei pagamenti elettronici verso la Pubblica Amministrazione, è che si realizzata finalmente, l’infrastruttura tecnologica Nodo Unico dei Pagamenti, il così detto sistema pagoPA, al quale le pubbliche amministrazioni sono obbligate per legge ad aderire entro il 31 dicembre 2016.

Questo significa che dal primo gennaio 2017 ogni Pubblica Amministrazione italiana dovrà mettere a disposizione dei cittadini un sistema di pagamento completamente elettronico; questo implica che nell’eventualità in cui mi fosse chiesto di effettuare un pagamento verso una pubblica amministrazione (una multa ad esempio) attraverso una modalità diversa da quella elettronica, come cittadino tutelato dal CAD vedrei leso un mio diritto e potrei differire quel pagamento fino a quando l’amministrazione non mi mette in condizioni di effettuarlo elettronicamente (attenzione, non vuol dire che non devo pagare!).

Cos’è PagoPA?

Il sistema di pagamenti elettronici pagoPA consente a cittadini e imprese di effettuare qualsiasi pagamento verso le pubbliche amministrazioni e i gestori di servizi di pubblica utilità in modalità completamente elettronica.

Il sistema permette a cittadini e imprese di:

- Scegliere il prestatore del servizio di pagamento.

- Scegliere tra più strumenti di pagamento.

- Scegliere il canale tecnologico di pagamento preferito.

- Conoscere preventivamente i costi massimi dell’operazione da effettuare.

- Avere garanzia della correttezza dell’importo da pagare.

- Ottenere immediatamente una ricevuta con valore liberatorio (strumenti di “avvisatura” semplici e puntuali).

Il sistema permette alle Pubbliche Amministrazioni di:

- Velocizzare la riscossione degli incassi, ottenendone l’esito in tempo reale e potendo effettuare la relativa riconciliazione in modo certo e automatico.

- Ridurre i costi e ottimizzare i tempi di sviluppo delle nuove applicazioni online.

- Eliminare la necessità di stipulare specifici accordi con i prestatori di servizi di riscossione. 

Al momento sono dentro il sistema Pago PA 14454 pubbliche amministrazioni di cui 9758 attive (fonte Agenzia per l’Italia Digitale).

Questa è soltanto una delle novità che impatteranno a brevissimo sulla vita del cittadino digitale italiano e, davvero, non possiamo pensare che su cambiamenti necessari quanto la digitalizzazione dei processi che stanno alla base dell'ammodernamento della nostra macchina amministrativa e dei rapporti tra cittadini, imprese e le pubbliche amministrazioni, ciascun Governo possa fare e disfare a proprio piacimento, non tenendo conto di ciò che è stato appena avviato dal proprio predecessore; ci auguriamo davvero che si prosegua nella stessa direzione con maggior rigore e continuità perché anche il cittadino possa finalmente beneficiare di tutto ciò che il digitale può migliorare nelle nostre vite senza continuare a viverlo come una complicazione che semplicemente cambia nome a seconda del Governo in carica!