"Angeli del digitale" al lavoro per aiutare chi opera nei territori colpiti dal sisma del Centro Italia

Da diversi giorni ciascuno di noi è messo a durissima prova dalle immagini che si susseguono su tutti i media, immagini di un ennesimo sisma con un numero, quello delle vittime, imprecisato e destinato a crescere.

La nostra sensibilità civica è avvolta da un‘insopportabile senso di impotenza dinanzi a ciò che appare come un evento su cui non abbiamo alcuna capacità di controllo.

Da più parti è stata evocata una mancata regia nel flusso delle informazioni pubbliche, in un paese, il nostro, ad altissimo divario digitale e con poca fiducia sull’uso delle tecnologie non solo per la diffusione delle informazioni ma anche per una mancata cultura di quel dato grezzo che le informazioni le genera, dati fondamentali, come quelli territoriali ad esempio, che in situazioni di emergenza come queste, consentono di poter intervenire più efficacemente sui territori interessati dal sisma.

Pensare che in un mondo interconnesso e sempre più dipendente dall’informazione sui social la comunicazione d’emergenza debba essere fatta con modi e tempi di venti anni fa è anacronistico, imbarazzante, pericoloso” ci dice Gianluigi Riva oggi nel suo “Per una comunicazione delle emergenze più moderna”, efficacissimo vademecum sulle azioni da intraprendere, sul piano “social” prima durante ed in seguito ad eventi come quello che ha interessato il nostro paese nelle ultime ore.

In tutto il mondo già alle 4 del mattino, attraverso Twitter, si sapeva in tempo reale cosa stesse accadendo; in Italia, nonostante l’ANSA ci dica che gli utenti italiani hanno generato sui social 1 milione di post sull’evento sisma, gran parte degli italiani, quelli che non usano internet (e sono circa il 40%) e che considerano la televisione e gli organi di stampa tradizionali l’unica fonte di informazione veritiera e attendibile, hanno saputo solo dal TG delle 13.00 di interi centri abitati cancellati da un sisma nella notte.

In contro tendenza nazionale, i frati della Basilica di Assisi hanno twittato in piena notte il loro stato di salute e, continuando a twittare, hanno comunicato lo stato di avanzamento dei sopralluoghi in quel luogo sacro per il mondo intero. Permettetemi di dire che loro hanno capito tutto molto più di tanti amministratori pubblici!

Ma, in un momento come questo, più che analisi che poi possono essere fatte a posteriori, occorrono energie, braccia, lucidità … e anche una manciata di “angeli del digitale”, per dare il proprio apporto nel rimettere in piedi una parte del nostro paese letteralmente in ginocchio.

Perché mai il digitale può essere d’aiuto alle popolazioni colpite da un sisma?

Saper mettere mano ai dati per aggregarli con la finalità di generare informazioni utili e significative, è ciò che stanno facendo in queste ore quegli “innovatori senza permesso” di cui ho parlato più volte e che oggi voglio chiamare “angeli del digitale”.

È soprattutto in situazioni di emergenza che tutte le informazioni possibili, riguardanti un territorio, devono essere fruibili ed immediate, oltre che certe ed efficaci per chi agisce sul campo e non ha tempo da perdere.

Da subito, alcuni esperti di mappe, si sono accorti che i luoghi colpiti dal sisma erano carenti di informazioni. La mappa di OpenStreetMap, ad esempio, in quella particolare zona, non mostrava strade, edifici ed altri elementi utili.

OpenStreetMap, per chi non lo sapesse, è un sistema di mappatura del territorio ad accesso libero e gratuito a cui tutti possono contribuire. «Mappiamo il mappabile», è l’appello che si legge sul sito dell’Humanitarian OpenStreetMap team, che ha lanciato in Italia l’idea che in meno di una giornata, una quarantina di utenti hanno accolto, pubblicando aggiornamenti logistici sui territori interessati dal sisma.

Sono disponibili informazioni già per il 30 per cento del territorio colpito. OpenStreetMap funziona come Wikipedia: ognuno porta i suoi dati, gli aggiornamenti sono più rapidi e meglio controllati e i soccorsi ne beneficiano.

In breve tempo, grazie agli “angeli del digitale” (come già accaduto per il terremoto che, il 25 aprile 2015, ha cancellato parte del Nepal e per l’uragano Patricia, negli Stati Uniti), i centri abitati delle zone colpite dal sisma hanno preso forma, restituendo dati importanti che permettono di capire cosa è stato colpito con precisione.

Per farvi un’idea più precisa di quanto vi sto raccontando, osservate ad esempio la mappatura, regione per regione, dei punti di raccolta di beni di prima necessità.

Come vengono aggiornati dati e mappe?

L’aggiornamento avviene osservando le foto aeree rese disponibili dall’alto” ci dice oggi Maurizio Napolitano su StartupItalia, “tracciando strade ed edifici e quant’altro sia possibile capire dentro OpenStreetMap. Il risultato è nella mappa ma anche nelle informazioni che possono poi essere scaricate ed usate sul posto all’interno dei navigatori GPS. Altri dati vengono integrati raccogliendo le informazioni che la Protezione Civile fornisce e dai data provider che li stanno rendendo disponibili per tutti.

Abbiamo, in questo momento, una fonte dati importantissima di supporto ai soccorritori che si stanno muovendo in quelle zone.

Sto scrivendo perché è importante che sappiano dell’esistenza di questa opportunità”.

Intanto su Facebook … un gruppo pubblico chiamato Terremoto Centro Italia oltre che indicare gli hashtag da utilizzare per reperire velocemente le informazioni sui social a proposito dell’evento sismico, dà notizia in tempo reale, attraverso un file in condivisione costantemente aggiornato, relativamente a centri di raccolta, offerta/richiesta di alloggi, donazioni, numeri utili ecc. Già soltanto dando un’occhiata ai post in cima alla pagina si ha un’idea di quanto meravigliosa e CONCRETA solidarietà si stia generando nel nostro paese.

Insomma ancora una volta, il mondo degli “hackers”, quelli buoni, sta facendo la sua parte, e non potevo non scriverne!