DESI 2018, Italia quartultima tra i 28 paesi UE. Ma tutto questo il futuro governo non lo sa!

Nelle stesse ore in cui l’Unione Europea rende noto il tanto atteso DESI, aggiornato alle performance del 2018, vale a dire l’indice che descrive attraverso una serie di indicatori il livello di competitività dei 28 paesi dell'Unione Europea, che lentamente adeguano abitudini e vite dei propri cittadini alla rivoluzione digitale in atto, sempre più pervasiva di qualunque aspetto politico, economico e sociale del vecchio continente, appuriamo che nessuna menzione quanto alla governance del macroscopico e gigantesco tema del digitale sia stata inserita nel programma di governo dei futuri padroni di casa di Palazzo Chigi.

Già, “perché ci sono cose più importanti”, leggevo in un commento sui social scritto da chi simpatizza per le nuove forze che stanno per salire al Quirinale con tutte le buone intenzioni di “cambiare” il nostro paese, commento che sintetizza inequivocabilmente il comune sentire sul tema, sempre considerato qualcosa di secondario rispetto a tutto il resto ma, si pensava, non da parte di chi ha sbandierato la sua idea di “rete sempre al centro delle scelte più importanti e fulcro di democrazia.

La verità è che nel 2018 nessun programma elettorale di nessun paese del mondo, men che meno il nostro, può permettersi di omettere nei propri obiettivi strategici di Governo una roadmap del digitale che consenta ai propri cittadini non di guardare al futuro, perché il digitale non è il futuro come spesso mi capita ancora di sentire, ma che fornisca loro mezzi, infrastrutture, competenze e giuste consapevolezze per vivere adeguatamente il presente.

Il nuovo DESI vede ancora il nostro Paese al 25° posto su 28 Paesi che, detta così, sembrerebbe un’affermazione che va a totale demerito di chi ha governato fino ad oggi. In realtà nonostante tanto sia stato fatto (non abbastanza evidentemente) gli altri paesi continuano a correre molto più velocemente di noi che a mala pena riusciamo a tenerci stretta quella 25esima posizione dal 2015 proprio perché abbiamo investito tempo e risorse nel digitale molto molto più tardi rispetto agli altri paesi.

Nonostante il nostro paese si posizioni al 25° posto fra i 28 Stati membri dell'UE, l’Italia, nel corso dell'ultimo anno, ha fatto registrare nel complesso un miglioramento, pur a posizione nella classifica invariata. Vediamo qualche dettaglio riguardo il nostro paese che continua ad essere analogico nonostante la pervasività di smartphone e profili social.

L'integrazione delle tecnologie digitali e i servizi pubblici digitali rappresentano i principali catalizzatori del progresso a livello italiano e un segnale positivo nel nostro paese è offerto dalle prestazioni in termini di copertura delle reti che appaiono in fase di recupero (dal 23º posto del 2016 al 13º del 2017).

Ma, come negli anni precedenti, la sfida principale è rappresentata però dalla carenza di competenze digitali poichè benché il governo italiano abbia adottato alcuni provvedimenti al riguardo, si tratta di misure che appaiono ancora insufficienti e le conseguenze risultano penalizzanti per la performance degli indicatori DESI sotto tutti e cinque gli aspetti considerati: diffusione della banda larga mobile, numero di utenti Internet, utilizzo di servizi online, attività di vendita online da parte delle piccole e medie imprese e numero di utenti che utilizzano i servizi digitali messi a disposizione dalla pubblica amministrazione.

Le prestazioni dell'Italia si collocano così all'interno del gruppo di paesi dai risultati inferiori alla media europea (Romania, Grecia, Bulgaria, Italia, Polonia, Ungheria, Croazia, Cipro e Slovacchia).

Sul fronte del capitale umano poi, l'Italia è retrocessa di un posto, scivolando ulteriormente verso il fondo classifica. Infatti, benchè la percentuale di utenti Internet sia rimasta stabile sia in termini assoluti (registrando anzi un lieve incremento) che dal punto di vista della classifica e il numero di specialisti in tecnologie digitali abbia registrato un lieve incremento passando dal 2,5 al 2,6%, la percentuale di laureati in discipline scientifiche, tecnologiche e matematiche (STEM) ha subito una decisa flessione, attestandosi a quota 1,3% nella fascia di età 20-29 anni.

Nel 2018, una nuova disposizione della legge di bilancio ha introdotto crediti d'imposta sulle spese incrementali sostenute per iniziative di formazione su discipline correlate a Industria 4.0 (Lavoro 4.0), misura che potrebbe contribuire a colmare le attuali carenze nelle competenze digitali della forza lavoro. Il 2017 ha visto la conclusione del programma "Crescere in digitale", programma, dedicato ai giovani inoccupati e al di fuori di qualsiasi ciclo di istruzione o formazione (NEET) che ha goduto di finanziamenti sia da parte di privati che del Fondo sociale europeo. L'iniziativa prevedeva un corso iniziale finalizzato all'acquisizione di competenze digitali, seguito da un tirocinio remunerato presso un'impresa al fine di contribuire alla digitalizzazione delle attività aziendali (ad esempio realizzando un sito Web).

Nei suoi due anni di esistenza, il programma ha provveduto alla formazione di 105.000 giovani, occupati presso più di 6.500 imprese. Più di recente, nell'ambito del Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD), il ministero dell'istruzione ha varato una serie di collaborazioni con vari partner industriali finalizzate all'offerta agli studenti delle scuole superiori di tirocini, inerenti alle discipline correlate a Lavoro 4.0, gestiti all'insegna di un piano imperniato sull'abbinamento di attività scolastiche e lavorative (piano "Alternanza Scuola-Lavoro").

Tutto migliorabile, si sa, ma che ne sarà di queste fondamentali misure che hanno soltanto bisogno di essere sostenute con forza, migliorate e ampliate?

Torniamo al DESI.

L'Italia non è riuscita a fare progressi nella classifica riguardante l'utilizzo di Internet, confermandosi al penultimo posto in classifica tra i 28 paesi europei.

L'utilizzo di servizi online come shopping online, eBanking e social network ha segnato un lieve aumento ma la lettura delle notizie online ci colloca al di sotto della media UE.

Durante lo scorso anno, pur avendo fatto qualche progresso sul fronte dell'integrazione delle tecnologie digitali da parte delle imprese, l'Italia è comunque retrocessa dal 19º al 20º posto in classifica, in quanto altri paesi hanno registrato un'evoluzione più rapida.

Le imprese italiane si collocano al di sopra della media (con relativo avanzamento in classifica) per quanto riguarda l'utilizzo di soluzioni di eBusiness come scambio di informazioni elettroniche, ma sul fronte dell'e-commerce il quadro si presenta contraddittorio: a un incremento della percentuale di pubbliche e medie imprese che si dedicano ad attività di vendita online, anche a livello transnazionale, fa infatti da contrappeso una flessione delle vendite elettroniche.

L'Italia ha lanciato una strategia Industria 4.0 di ampio respiro, ora ribattezzata Piano Impresa 4.0 al fine di meglio riflettere la portata dell'iniziativa, che non si limita al settore manifatturiero. Le detrazioni fiscali sugli investimenti, correlati a Industria 4.0, in beni strumentali, software, macchinari e attrezzature industriali, sono state prorogate fino alla fine del 2018. Speriamo possa esserci un seguito facendo di meglio!

Sul fronte eGovernment (servizi pubblici ai cittadini erogati attraverso piattaforme online), l'Italia sta procedendo lentamente e si è confermata al 19º posto in classifica (non male!).

Sul fronte open data si conferma una notevole crescita: il paese ha infatti migliorato la sua posizione in classifica di 11 posti, superando così la media UE (hip hip hurrà! ndr).

La disponibilità di servizi online è al di sopra della media europea, benché il livello di sviluppo dei servizi rivolti alle imprese si collochi leggermente al di sotto della media.

La performance peggiore è però nell’utilizzo di quei servizi da parte dei cittadini, che vede l'Italia all'ultimo posto in classifica fra i paesi UE.

Per quanto riguarda l'utilizzo dei servizi di sanità digitale, l'Italia si posiziona bene, collocandosi all'8° posto fra gli Stati membri dell'UE.

Sul fronte dei servizi pubblici online, mel maggio 2017 il governo italiano ha varato la nuova strategia triennale relativa alle tecnologie dell’informazione nella pubblica amministrazione e la strategia in questione mira ad accelerare l'attuazione di importanti iniziative in ritardo sulla tabella di marcia, con particolare riferimento agli uffici anagrafici locali (Anagrafe Nazionale Popolazione Residente, ANPR) e al sistema di identità elettronica ("SPID", Sistema Pubblico di Identità Digitale).

Inoltre, sul fronte della sanità digitale, la cartella clinica elettronica è stata adottata da 16 regioni italiane su 21 (benché solo una minoranza la impieghi per tutti i servizi sanitari) mentre 11 sono pronte per l'introduzione dell'interoperabilità.

Ma tutto ciò non basta: la prossima sfida per il governo italiano consisterà nel fare tesoro delle lezioni apprese da tutte le iniziative già avviate, migliorandole e ampliandole su una scala più ampia ma soprattutto, il nuovo Governo, non potrà ignorare che l'Italia manca di una strategia globale dedicata alle competenze digitali, lacuna che penalizza tutti i settori della popolazione, tutti i cittadini.

Il fatto che non solo nel programma di Governo reso noto non ci sia traccia alcuna di tutto questo ma si confonda (ci si augura si sia trattato di un lapsus o di troppa fretta nel redigere il documento) il delicatissimo tema della cybersecurity con l’altrettanto delicatissimo tema del cyberbullismo non ci fa ben sperare ma … noi che crediamo sia possibile migliorare la vita delle persone nelle nostre città grazie anche a nuovi investimenti in capitale umano più consapevole delle scelte da fare in ambito digitale facciamo il tifo per il presente e per il futuro dell’Italia senza scordare mai che, la rivoluzione è sì, digitale, ma la chiave di lettura è tutta umanistica ed è nelle mani delle persone alle quali affidiamo la delega per decidere.

 

Fonte dati DESI: https://ec.europa.eu/digital-single-market/en/desi