È sarda ed è “donna” il favoloso sistema IoT che aiuterà a controllare l’affollamento delle spiagge

Avete presente le nostre affollatissime spiagge sarde sempre più oppresse da un numero crescente di persone? Quella inarrestabile fiumana di gente che rende sempre più invivibili i nostri splendidi arenili?

E' da un po’ che aumenta il numero di Sindaci deciso ad introdurre il numero chiuso nelle cale a maggior flusso turistico, controllando numericamente la contemporanea presenza di bagnanti e dovendo al contempo affrontare non poche criticità sia in termini di spesa che soprattutto di efficienza, nel rendere operativo il famigerato numero chiuso.

Bene, vi presento chi il problema se l'è posto sul serio e, grazie a un ingegnoso sistema IoT (internet delle cose), potrebbe aiutare tante delle amministrazioni comunali alle prese con la qualità della vivibilità delle nostre spiagge.

La protagonistra del mio spazio di oggi si chiama Maura Pintor ed è una delle ragazze sarde che ho incontrato durante gli eventi organizzati nell’ambito della settimana dedicata al divario digitale di genere ai quali sono stata invitata a partecipare in qualità di responsabile AICA (Associazione Italiana per l'informatica ed il Calcolo Automatico) della mia regione.

Maura, con in tasca una laurea triennale in Ingegneria Elettronica e, solo agli inizi dei suoi studi in ingegneria delle Telecomunicazioni, nel maggio del 2017, viene contattata, insieme ad altri suoi due compagni di corso, dal professor Daniele Giusto dell'Università di Cagliari e dal ricercatore Roberto Girau per partecipare a un Hackathon a Ginevra.

L’obiettivo era presentare un progetto per lo sviluppo sostenibile durante la Settimana dell’Internet of Things (IoT).

Poco pratica di Sviluppo Sostenibile, ancora meno di IoT”, così mi racconta, decide, insieme al suo team, di mandare la traccia di un progetto chiedendo di partecipare.

I ragazzi inviano una bozza in cui affrontano il problema dell’affollamento delle spiagge in Sardegna.

Il progetto, in estrema sintesi, era quello di realizzare due stazioni connesse tra loro per il monitoraggio delle spiagge: una stazione a terra che misurasse l’affollamento e i parametri dell’aria (temperatura, velocità e direzione del vento ecc.) e una in mare, che misurasse le onde e la presenza di sostanze inquinanti nella zona balneare.

Pochi giorni dopo ricevono la notizia dell’accettazione del progetto, e qui cedo la parola a Maura per il suo racconto!

Ci affrettiamo ad acquistare i biglietti per Ginevra. L’evento al quale partecipiamo è una fiera internazionale al CIGC (Geneve Creativity Center), una conferenza davvero grande! Incontriamo gli altri team che parteciperanno al concorso, stringiamo amicizie. Iniziamo subito a lavorare al nostro progetto, e approfittiamo dei vari workshop ai quali ci viene proposto di partecipare. Tutti ci trattano come se fossimo risorse preziose, non studenti ma persone interessate a imparare e crescere migliorando le proprie capacità.

Tra notti insonni e giorni carichi di esperienze, incontri e lavoro, arriva la notte prima della presentazione e il momento di decidere chi presenterà la nostra idea … tocca a me!

Al termine della preparazione delle slides (grazie anche al prezioso aiuto della ricercatrice Virginia Pilloni e alle meravigliose foto della Sardegna concesse da Sardinia Coast to Coast), parlo in questa sala conferenze immensa, piena di persone, tutte hanno dei background diversi, chi è prevalentemente tecnico, chi è professore universitario, chi viene da grandi organizzazioni come ITU e ONU.

Dopo la presentazione usciamo dalla sala e si avvicina un signore per farci le congratulazioni: non sappiamo ancora se abbiamo vinto, ma la cosa che gli è piaciuta di più è stata il fatto di aver sostenuto, senza dirlo esplicitamente, un altro degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU: quello della gender equality (evviva! ndr).

Parlando io, in mezzo a una platea prevalentemente maschile, ho dato voce a tante ragazze che come me si trovano nel settore tecnologico e pensano di essere in minoranza. Parlando io ho mostrato che non è necessario essere in molte per farsi sentire, ma bisogna fare un passo avanti e avere il coraggio di esprimersi.

Due minuti dopo entriamo nella sala e scopriamo di aver vinto l’hackathon”.

Ascoltare la sua storia a Cagliari durante la Settimana del Rosa Digitale, mi ha emozionata tantissimo! L’invenzione di Maura Pintor e il suo team si chiama Be Right Beach, ed è un sistema IoT che fornisce informazioni per ottimizzare la propria giornata al mare. (L’applicazione è stata presentata a Cagliari anche in occasione di Sinnova).

Composto da due moduli per ogni spiaggia, uno a terra ed uno in acqua, Brb informa attraverso una app sullo stato dello specchio di mare (temperatura, ph, torbidità, moto ondoso) e dell’arenile (temperatura, vento, livello di radiazione solare), incluso il grado di affollamento (ricavato dalle immagini elaborate con un algoritmo di computer vision). Il sistema a terra è installato su un palo dotato di webcam; il sistema in acqua consiste di una boa sensorizzata, con batterie, i due sistemi sono collegati con wi-fi, mentre il sistema a terra è collegato a internet via mobile.

“Non è la fine della storia, mi dice Maura, questo è solo l’inizio: il primo passo è quello di credere nel proprio progetto, anche se si pensa di non averne le capacità. Il passo successivo è credere nel team, il più eterogeneo possibile, perché ognuno avrà le sue capacità e le sue carenze ma l’importante è completarsi gli uni con gli altri. E infine, più di tutto, avere il coraggio di farsi avanti e di prendere le occasioni al volo”.

Maura Pintor è attualmente all’ultimo anno della laurea magistrale in Ingegneria delle Telecomunicazioni essendo anche tutor di informatica (linguaggio Python) e lavorando con un’azienda che si occupa di ricerca nel campo informatico delle applicazioni.

Da sarda e da persona che va spesso in giro a parlare di gender digital divide, orgogliosissima di te, grazie per avermi permesso di condividere la tua storia!