Il divario di genere è digitale.

Un recentissimo studio condotto negli Stati Uniti, ha evidenziato come la persistenza delle disparità di genere all'interno dell'industria dei videogiochi (settore in forte crescita in tutto il mondo, Italia inclusa), nonostante alcuni cambiamenti nella produzione di design di videogiochi e livelli del gioco quasi uguali tra uomini e donne, fa sì che solo un decimo dei designer di giochi siano donne e le diffuse cyber-molestie delle progettiste hanno attirato una rinnovata attenzione sull'importanza di aumentare la diversità di genere anche nel settore di giochi e tecnologie in genere.

È stato messo in evidenza quanto questa sottorappresentazione delle donne nella produzione di videogiochi, associata a immagini sessiste nei giochi stessi, rafforzi la cultura maschile del gioco e limiti il potenziale di innovazione e creatività femminile.

Possono esserci diverse spiegazioni sulla disuguaglianza di genere nell'industria del gioco, come suggerito dai ricercatori: la percezione dell'interesse delle ragazze (o del disinteresse) nei giochi, le disuguaglianze strutturali nelle istituzioni educative e aziendali, la mancanza di modelli e mentori di sesso femminile e, non ultimo, un ambiente di lavoro ostile che ha portato diverse disegnatrici di videogiochi a lasciare il settore.

Ma la cultura sessista della Silicon Valley e il suo flusso di scuse e scandali sono soltanto la punta dell’iceberg di un fenomeno molto più esteso e complesso che sottolinea la portata della sfida che evidentemente non riguarda solo quello spicchio di universo: la maggior parte della crescita occupazionale nel vecchio e nel nuovo continente continuerà a provenire dai campi STEM (acronimo inglese che identifica l’ambito di competenze in campo scientifico, tecnologico, ingegneristico e matematico) ambito in cui solo il 12% degli studenti, ad esempio, di ingegneria sono donne.

Gran parte della nostra quotidianità è dettata dai “gadget” digitali, tuttavia poche donne sono coinvolte nel loro sviluppo e coloro che lo sono non lo fanno agevolmente giorno per giorno, come dimostrano le ultime storie di molestie.

Quello del settore dei videogiochi è soltanto uno degli esempi che possono aiutarci a raccontare il mondo del “gender digital divide”, il divario digitale di genere, fetta importantissima di divario che attanaglia anche il nostro paese e che non è soltanto un numero (di cui tra l’altro non si ha percezione), è soprattutto minore presenza del genere femminile nell’universo digitale, spreco di talenti, idee, capacità, di opportunità non colte: tutto questo se le donne e le ragazze rimangono ai margini della cultura digitale che oggi pervade la nostra quotidianità.

La tecnologia è una grande alleata della vita femminile che per definizione è multitasking ma solo il 19% dei manager del campo tecnologico sono donne e soltanto il 9% degli sviluppatori di applicazioni per smartphone sono donne.

In Europa, solo il 3% delle ragazze si laurea in discipline informatiche e per ciò che concerne l’uso della rete internet, in Italia il gap è maggiore che nel resto d’Europa poiché nel nostro Paese la percentuale di chi non ha mai utilizzato la rete è del 36% per le donne e del 26,9% per gli uomini, quasi 10 punti di distacco, mentre in Europa il divario è solo del 3%.

In Italia la situazione è particolarmente critica anche perché i circa due terzi della popolazione che può essere considerata “analfabeta funzionale” con competenze digitali non sufficienti per l’esercizio di una piena cittadinanza digitale e per affrontare le sfide dei nuovi lavori ha purtroppo una maggioranza di sesso femminile.

Solo il 38% delle studentesse italiane indirizza il proprio percorso formativo verso le discipline cosiddette STEM (scienze, tecnologie, ingegneria e matematica) e il dato, evidentemente ancora troppo basso, si presta a molteplici letture di carattere sociale, culturale ma soprattutto educativo/orientativo": nel sistema educativo italiano ha sempre predominato l’idea che scienza e tecnica siano di genere maschile e le materie letterarie siano di genere femminile.

Uno studio condotto in alcune scuole secondarie superiori, in Italia, Francia, Paesi Bassi, Polonia e Regno Unito ha evidenziato una sostanziale parità iniziale di attitudini e interesse per l'informatica fra i ragazzi e le ragazze, laddove il 90% delle giovani donne in età scolare si dice interessato all’ICT e fino all'età di 9 anni sembra non esserci grande differenza tra ragazzi e ragazze nei voti ottenuti in matematica e scienze.

Ma è assolutamente necessario comprendere cosa interviene dopo, quando il numero di ragazze che sceglie di proseguire gli studi nel settore tecnologico non è elevato e la maggior parte di esse non intende avviarsi ad una carriera in ambito tecnologico e non è un caso che anche le prove Invalsi evidenziano questa tendenza, con le studentesse che superano anche in modo consistente gli studenti nelle prove letterarie mentre avviene il contrario per la matematica, con una tendenza che porta poi al divario tra laureate e laureati nelle discipline scientifiche.

E non cambiano le cose da quando le casalinghe sono più presenti sui social o utilizzano più assiduamente la messaggistica istantanea: tutto questo è stato visto da alcuni un po’ come “l’acquisto di una lavatrice per le nostre nonne”: i social (più che la rete) come strumento di emancipazione, che non corrisponde ad una acquisizione di competenze e consapevolezza.

Ciò che però evidentemente è molto più grave è la mancata percezione del problema.

Uguaglianza di genere significa pari visibilità, empowerment, responsabilità e partecipazione per donne e uomini in ogni campo della vita pubblica e privata. Significa anche parità nell'accesso e nella distribuzione delle risorse tra donne e uomini. Ma sebbene lo status legale delle donne in Europa ha senza dubbio migliorato, negli ultimi decenni, l'uguaglianza effettiva è ancora lontano dall'essere una realtà. Il progresso è visibile ma le lacune di genere persistono in molte aree, incluso quando si parla di cittadinanza digitale.

Il gender divide, o divario di genere, ha un carattere orizzontale e strutturale e permea tutte le culture e le comunità, così come tutti i settori, i livelli e aree per tutta la vita. Le disuguaglianze di genere tendono a sommarsi durante il corso di essa e quindi alcuni svantaggi che sono subiti nelle prime fasi della vita causano svantaggi in quelle successive limitando opzioni di scelta future.

Obiettivo strategico delle organizzazioni come l’EIGE (L’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere nell’Unione), la Commissione europea sui diritti delle donne, e delle associazioni e movimenti spontanei di attivisti digitali come Rosa Digitale in Italia, che proprio in questi giorni organizza la terza edizione della Settimana del Rosa Digitale a cui io parteciperò, è non soltanto combattere gli stereotipi di genere ma diffonderne consapevolezza.

Gli stereotipi di genere rappresentano l’ostacolo numero uno al raggiungimento dell'uguaglianza.

Stereotipi basati sul sesso possono limitare lo sviluppo di talenti e abilità naturali di ragazzi e ragazze, e di uomini e donne, loro esperienze educative e professionali, nonché le opportunità offerte dal lavoro e dalla vita in generale. 

Gli stereotipi legati alle donne sono il risultato e la causa di atteggiamenti, valori, norme e pregiudizi fortemente radicati nelle donne stesse.

La risposta deve arrivare oltre che dalla scuola anche dalle famiglie, incentivando nel mondo delle bambine e delle ragazze l’alfabetizzazione digitale, riconoscendone il ruolo chiave e punto di forza non soltanto per l'accesso a grandi opportunità di lavoro future ma per la vita in generale. 

Occorre incoraggiare l’educazione delle ragazze alle STEM fin dalla tenera età e diffondere l'insegnamento dell'alfabetizzazione digitale a donne e ragazze sono solo i primi significativi passi verso la soluzione di lacune future.