Cosa combinano gli italiani sempre più connessi da smartphone ???

Eccomi qua a “dare letteralmente i numeri” sulle abitudini degli italiani in rete. In attesa del tanto atteso DESI (il Digital Economic and Society Index), indice che ogni anno a marzo viene reso noto dalla Commissione Europea e che restituisce un’istantanea del livello di digitalizzazione della società europea (e dalla cui pubblicazione, ve lo dico, non ne siamo mai usciti bene essendo da tempo 25esimi sui 28 paesi UE), ci chiediamo come trascorrano gli italiani il loro enorme tempo in rete visto che sono in media tra i più connessi dell’intero pianeta seppur con un divario digitale tra i più alti del continente europeo.

A darmi una mano nel raccontarvelo anche quest’anno sono gli amici di We Are Social con il loro encomiabile rapporto annuale sempre più minuzioso e che parte da un’analisi globale per poi calarsi meglio nei singoli stati.

Partiamo da un fatto mondiale: dall’analisi dei dati provenienti da 239 Paesi, il numero degli utenti connessi ad Internet nel mondo ha sorpassato la soglia dei 4 miliardi di persone: un dato storico che ci dice che oggi più della metà della popolazione mondiale è online.

Più di 250 milioni di persone si sono connesse per la prima volta durante il 2017 (con primato del continente africano cha ha registrato il maggiore tasso di crescita) grazie anche ad un’evoluzione che ha visto protagonista l’industria del mobile con dispositivi e piani tariffari più accessibili (più del 75% della popolazione mondiale ora possiede un cellulare e oltre la metà di questi sono smartphone).

Con quasi 2,1 miliardi di utenti e una crescita pari al 15%, Facebook continua a dominare lo scenario social mondialeInstagram registra una crescita straordinaria triplicando il numero dei suoi utenti e WhatsApp Messenger registrano un tasso di crescita doppio (30%) rispetto a Facebook.

Veniamo a noi …

In Italia il 73% della popolazione è connessa (43 milioni di persone), con 34 milioni di utenti attivi sui social media.

Durante il 2017 si è registrata nel “bel paese” una crescita di 4 milioni di persone in più connesse ad Internet (+ 10% rispetto all’anno precedente) e una crescita di 3 milioni di utenti sui social media (+ 10% rispetto all’anno precedente).

Il 97% della popolazione italiana in età adulta possiede un cellulare, il 76% di loro ha uno smartphone e sul 73% della popolazione che usa internet, il 65% si connette da rete mobile.

E veniamo a quello che considero il dato più significativo che ogni anno colpisce sempre di più e non perché inatteso ma perché sempre più macroscopico a fronte di un fortissimo divario digitale che coinvolge  i cittadini italiani: su quasi 60 milioni di abitanti, in Italia abbiamo 49 milioni di utenze mobili che corrispondono ad una percentuale di penetrazione dell’83% (siamo terzi AL MONDO per possesso di connessioni mobili) e, i contratti per utilizzo di rete mobile, su 60 milioni di abitanti, sono ben 76 milioni (il 128% della popolazione italiana ha un contratto mobile intestato e possediamo 1,55 connessioni mobile pro capite).

Solo il 62% della popolazione connessa possiede un computer da tavolo o portatile (il 31% ha un tablet).

Trascorriamo circa 6 ore al giorno online (quasi il doppio del tempo che trascorriamo davanti alla TV). Di queste, quasi 2 ore sono trascorse utilizzando una piattaforma social media.

Con un trend molto differente da quello mondiale che vede Facebook registrare una penetrazione decisamente maggiore rispetto a YouTube, in Italia la piattaforma social maggiormente attiva è YouTube con il 62% seguita da Facebook con il 60% e Whatsapp con il 59% (seguono di poco Messanger e Instagram).

Rispetto all’utilizzo che gli utenti italiani fanno delle piattaforme Facebook e Instagram, ad oggi gli utenti attivi sono rispettivamente 34 e 16 milioni mentre WhatsApp e Messenger non conoscono rivali tra le app di messaggistica.

L’88% di chi si connette a internet lo fa ogni giorno e solo l’11% una volta a settimana.

Nello spaccato di età 45-54 anni il numero dei maschi su Facebook è uguale a quello delle femmine, in tutte le altre fasce di età i maschi sono sempre più numerosi delle femmine.

Su Instagram, al contrario, dei suoi 16 milioni di utenti italiani, il 51% sono femmine e il 49% sono maschi.

Ma veniamo alla risposta alla fatidica domanda: come trascorriamo noi italiani tutto questo tempo in rete?

Incominciamo col dire che non usiamo la rete per accedere ai servizi erogati dalla publica amminstrazione nemmeno quando funzionano (preferiamo ancora la carta e le code agli sportelli), non utilizziamo l'home banking come negli altri paesi europei e le nostre piccole e medie imprese per la maggior parte non sono online.

Il 61% di noi usa la connessione mobile per guardare video, inviare e ricevere messaggi e consultare mappe e solo il 23%, ad esempio, per effettuare operazioni di home banking.

Le app più usate sullo smartphone? Il meteo, la sveglia, quelle per girare video e per scattare e pubblicare foto.  

Aumentano, e quasi raggiungono coloro i quali vedono un annuncio per la prima volta su un prodotto, online piuttosto che in TV, e sono 18 milioni, le persone che acquistano beni e servizi in rete (solo il 31% della popolazione a fronte di percentuali ben più alte negli altri paesi dove il commercio non è morto e anzi ha acquisito vigore nella sua modalità elettronica).   

E quindi perché il DESI continua a relegarci tra i più digital divisi d’Europa nonostante si sia tutti iperconnessi e lo smartphone sia per la maggior parte di noi un prolungamento della mano?

L’indice DESI misura paese per paese lo stato di avanzamento del digitale attraverso cinque componenti basandosi non soltanto sul tema della connettività (banda larga fissa, banda larga mobile, velocità e prezzi della banda larga) ma sull’uso di internet, sulle competenze digitali di base e avanzate, sul livello di digitalizzazione delle imprese, sul commercio elettronico e infine sull’E-government (l’amministrazione pubblica online intesa come servizi erogati a cittadini e imprese attraverso la rete).

Facendo progressi in materia di connettività ma con scarsi risultati in termini di competenze digitali che rischiano di frenare l'ulteriore sviluppo dell'economia e della società digitale, in Italia sempre più persone sono online, ma le competenze restano basse e nonostante l'erogazione dei servizi pubblici online e i dati aperti (open data) registrino buoni risultati rispetto alla media europea, gli italiani presentano uno dei livelli più bassi in Europa del loro utilizzo: non utilizziamo i servizi on line erogati dalle pubbliche amministrazioni neppure quando esistono e funzionano (vedi sopra quel 23% scarso di utilizzatori di servizi homebanking a fronte di percentuali vicine al 100% nei paesi scandinavi).

A completare il quadro ci sono infine i dati relativi alle piccole e medie imprese che ricorrono raramente ai canali di vendita elettronici.

Infine, ma non ultima, una riflessione sui dati che raccontano la trasparenza del nostro paese fenomeno che ovviamente non può essere letto in maniera disgiunta dal dato DESI poichè la trasparenza o è digitale o non è!

La classifica DESI, rapportata a quella della Transparency International (in cui l’Italia resta terzultima in Europa) conserva immobile un’unica proiezione: la corruzione, non si combatte in modo incisivo con le leggi anticorruzione (che la maggior parte neppure legge), ma attraverso una corretta digitalizzazione, e in Italia c’è ancora tanto da fare. 

Concludo dicendo che sarebbe già un buon punto di partenza se le forze politiche fossero tutte maggiormente consapevoli di questo incolmabile gap che ci differenzia in maniera così netta dagli altri concittadini europei tagliandoci fuori da un mondo che va molto più veloce di noi.

Occorre un’azione decisa e comune, un progetto condiviso tra stato ed enti locali ma che parta da una motivazione iniziale molto forte, di tutti, e i colori politici non c’entrano.