Si scrive "gender digital divide", si legge mancata opportunità per le donne di crescere: una fetta importante del divario digitale italiano è "di genere" e non possiamo più permettercelo!

La tecnologia sta rivoluzionando quasi ogni aspetto della nostra vita a un ritmo senza precedenti. Eppure oggi le donne rappresentano solo il ventisei per cento degli impiegati nel campo della tecnologia.

Il fatto che le donne siano una porzione così misera della forza lavoro tecnologica non è solo un campanello d’allarme, è una vera e propria minaccia costante alla forza economica del Paese che mette a rischio la nostra futura competitività. È per questo che il problema dovrebbe esortarci tutti all'azione. Come? Incominciando ad avere maggiore consapevolezza del tema!

Mi occupo di competenze digitali e open government nella Pubblica Amministrazione italiana; per professione e per passione le tecnologie e la rete sono parte integrante della mia quotidianità e mi adopero perchè vengano percepite sempre come un qualcosa che migliora la vita dei cittadini non come uno ostacolo, ecco perchè il tema mi sta tanto a cuore.

Ne parlo non solo nella Settimana del Rosa Digitale, lo faccio sempre, considerando un dovere da donna e da cittadino richiamare l’attenzione su ciò che gli indici internazionali non sanno quantificare, non quanto dovrebbero e mi riferisco al divario di genere.

E’ importante acquisire la consapevolezza del fatto che se le donne non fanno parte del settore della tecnologia, perderanno la possibilità di influenzare il più grande cambiamento economico e sociale di questo secolo.

E' Sonia Montegiove, della rete di donne Wister (Women for Intelligent and Smart TERritories) a sottolineare che “Si scrive gender digital divide, si legge mancata opportunità per le donne di crescere.

Ancora una volta non è colpa della rete, non delle tecnologie, ma del tessuto sociale in cui viviamo, degli steccati, vecchi e nuovi che si preferisce non abbattere.

In realtà, la componente femminile nel settore della tecnologia era più alta a metà degli anni Ottanta. Da allora, in altri campi come la biologia e la chimica si sono osservati miglioramenti consistenti ma lo stesso non si può dire per l'informatica. Questo calo è un fenomeno unico e che influenza in particolar modo il nostro paese.

La percezione secondo la quale le ragazze non sarebbero brave con l'informatica, è qualcosa che dovrebbe mandarci in bestia!

È chiaro che potrebbero essere brave. Alcuni dei più grandi programmatori di tutti i tempi erano donne! Ada Lovelace, la prima programmatrice di computer al mondo; Ida Rodi, che ha progettato i primi computer per eseguire il censimento e per la previdenza sociale; Margaret Hamilton, che ha programmato il software che ha condotto l'Apollo 11 sulla Luna e Joan Clark che, insieme ad altre donne, lavorava a Bletchley Park e decodificò il codice nazista Enigma.

Per non parlare di Anita Borg e Grace Hopper. Ci sono molte grandi donne nell'industria di oggi, tanto in Google come in YouTube, che stanno lavorando su aspetti cruciali dei nostri sistemi. Sono troppe per elencare i loro nomi.

Anche il Miur ha avviato una serie di iniziative nel quadro della strategia di attuazione del comma 16 della legge 107 e della promozione delle pari opportunità volte a contrastare gli stereotipi di genere. "Uno degli stereotipi esistenti dentro il sistema formativo italiano è quello di una presunta scarsa attitudine delle studentesse verso le discipline STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics), recita la nota del MIUR, che conduce a un divario di genere in questi ambiti sia interno al percorso di studi che nelle scelte di orientamento prima e professionali poi. 

Solo il 38% delle studentesse indirizza il proprio percorso formativo verso le discipline cosiddette STEM. Il dato, evidentemente ancora troppo basso, si presta a molteplici letture di carattere sociale, culturale e anche educativo/orientativo".

Nel sistema educativo italiano ha sempre predominato l’idea che scienza e tecnica siano di genere maschile e le materie letterarie siano di genere femminile; uno studio condotto in alcune scuole secondarie superiori, in Italia, Francia, Paesi Bassi, Polonia e Regno Unito ha evidenziato una sostanziale parità iniziale di attitudini e interesse per l'informatica fra i ragazzi e le ragazze, laddove il 90% delle giovani donne in età scolare si dice interessato all’ICT e, fino all'età di 9 anni, sembra non esserci grande differenza tra ragazzi e ragazze nei voti ottenuti in matematica e scienze.

Ma è assolutamente necessario comprendere cosa interviene dopo, poiché il numero di ragazze che sceglie di proseguire gli studi nel settore tecnologico non è elevato e la maggior parte di esse in ogni caso non intende avviarsi ad una carriera in ambito tecnologico; non è un caso che anche le prove Invalsi evidenziano questa tendenza, con le studentesse che superano anche in modo consistente gli studenti nelle prove letterarie mentre avviene il contrario per la matematica, con una tendenza che porta poi al divario tra laureate e laureati nelle discipline scientifiche.

Il “gender digital divide” è figlio dei più noti stereotipi di genere per cui cultura significa materie umanistiche, e donna vuol dire predisposizione più per queste ultime che per la matematica e le scienze.

Chi non ricorda quell’insegnante che continuava a dirci “no Giulia, tu sei brava in Italiano e devi iscriverti in lettere”?

Il risultato è che solo il 19% dei manager del campo tecnologico (settore in crescita esponenziale) sono donne, rispetto alla media del 45% degli altri settori e soltanto il 9% degli sviluppatori di app sono donne. Secondo i dati dell’ITU (International Telecommunication Union) l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di ICT, nel mondo il divario tra uomini e donne in rete è di 200 milioni e la tendenza è di arrivare a 350 milioni.

La minore presenza del genere femminile nell’universo digitale non è solo un numero, è uno spreco di talenti, idee, capacità, di opportunità non colte, se le donne rimangono ai margini della cultura digitale che oggi pervade la nostra quotidianità.

La tecnologia è una grande alleata della vita femminile che per definizione è multitasking.

In Italia la situazione è particolarmente critica, con circa due terzi della popolazione che può essere considerato “analfabeta funzionale” e altrettanti con competenze digitali non sufficienti per l’esercizio di una piena cittadinanza digitale e per affrontare le sfide dei nuovi lavori e gran parte di questi cittadini sono donne.

E non cambiano le cose da quando le casalinghe sono più presenti sui social o utilizzano più assiduamente la messaggistica istantanea: tutto questo è stato visto da alcuni un po’ come “l’acquisto di una lavatrice per le nostre nonne”: uno strumento di emancipazione, che non corrisponde però ad una acquisizione di competenze e consapevolezza.

La crescita digitale e la salute della democrazia di un Paese dipendono fortemente dalla presenza di adeguate competenze nelle popolazioni, in particolar modo competenze digitali.

Solo il 3% delle ragazze in Europa si laurea in discipline informatiche. In Italia il gap è maggiore che in Europa: nel nostro Paese la percentuale di chi non ha mai utilizzato Internet è del 36% per le donne e del 26,9% per gli uomini, mentre in Europa il divario è solo del 3%.

Ma cio’ che è evidentemente molto più grave è la mancata percezione del problema.

Si pensa che l’unico tema sul quale sia lecito intervenire attivamente sia quello riguardante la violenza sulle donne; la percezione di quanto sia importante eliminare la disparità di trattamento economico tra uomini e donne è in Italia tra le più basse in Europa (29%) e l’unico fattore che viene riconosciuto davvero prioritario è quello relativo alla violenza su di esse (63%).

Il problema è serio e occorre diffonderne consapevolezza, parlarne e abbattere quegli stereotipi di genere per cui tutto cio’ che è tecnologico e scientifico e da maschietti e tutto cio’ che non lo è, da “donne”.

Insomma, care mamme e cari papà, la presenza delle donne anche nel mondo delle tecnologie è necessaria per il futuro del  nostro paese ecco perchè occorre far in modo che le nostre bambine siano più scienziate e più “astro Samanta” perchè anche se scrivono bene i temi di italiano non è detto che non siano altrettanto brave a progettare un diagramma di flusso e vincere un premio internezionale per la creazione di un'applicazione meravigliosa, proviamo a convincercene!

 

Per approfondire:

La rete e il fattore C volumi 1 e 2 (entrambi e book della collana WOW - World of Wister, scaricabili on line) nati a seguito di vari incontri e corsi gratuiti tenuti nel corso degli ultimi anni dalla Rete WISTER-SGI a diverse categorie quali genitori, docenti, educatori, insegnanti, studenti, raccogliendo i contributi di esperte/i, studiosi/e sulle tematiche legate all’utilizzo della Rete in termini di opportunità e rischi.

Anche i maschi nel loro piccolo – E book a cura di Flavia Marzano ed Emma Pietrafesa con interviste a soli uomini che si esprimono raccontando le proprie storie sul tema del divario di genere.