Dal 2017 la metà della popolazione mondiale utilizza internet: "la scimmia" è connessa!

Gioco sulle parole della canzone vincitrice del Festival di San Remo per introdurre la vera novità di questo inizio 2017 e cioè che il 2016 è stato un anno di straordinaria crescita nell’utilizzo di internet con un forte incremento di quasi tutti gli indicatori rispetto al 2015 [Fonte We Are Social – Digital 2017 in Italia e nel mondo]. 

La news più importante sui dati riferiti al 2016 riguarda proprio l’utilizzo globale della rete: 3.77 miliardi di utenti internet nel 2017, con una penetrazione del 50% sulla popolazione mondiale. Possiamo quindi ben dire che nel 2017 la metà degli abitanti della terra utilizza internet!

I numeri che riguardano i social media sono impressionanti e ancor di più lo sono se legati all’accesso di questi canali da dispositivi mobile: più di un terzo della popolazione mondiale accede a piattaforme social da mobile (2.5 miliardi di persone, +581 milioni rispetto a 12 mesi fa).

Circa l’8% della popolazione mondiale ha iniziato a usare dispositivi mobile durante il 2016: questo significa un nuovo utente ogni 18 secondi (giusto per dare un’idea, mentre leggevate questa frase, 100 persone hanno iniziato a usare un dispositivo mobile per accedere a canali social).

Gli utenti di social media da mobile sono cresciuti del 30%, +581 milioni (!!!) nel 2016.

Facebook continua a crescere in maniera spaventosa, e si tratta di un dato molto interessante, visto che accade ormai da 10 anni essendo ancora la piattaforma di gran lunga più usata.

Anche in Italia il dato più interessante riguarda proprio l’uso dei social in particolare di Facebook dove il 74% degli italiani che lo usano, lo fa ogni giorno (contro una media globale del 55%); inoltre gli italiani dimostrano di essere decisamente propensi alla fruizione di contenuti, sempre più in mobilità (anche per l'ampia diffusione di smartphone - l'Italia è il terzo paese al mondo per penetrazione, con l'85% della popolazione a usarne uno, dietro soltanto a Spagna e Singapore).

E fin qui potremmo esultare, tra quelli che, come chi scrive, vedono nella rete un mezzo per il raggiungimento di una piena cittadinanza attiva, che genera pluralismo, accesso alle opportunità, confronto, scambio, interazione, crescita, diffusione di conoscenza.

Ma, come per ogni fenomeno che si rispetti, esiste un rovescio della medaglia e i termini per definire “quell’altra faccia della rete” si sprecano: fake news (post verità), hating (letteralmente sono coloro che esprimono odio in rete scagliandosi contro gli altri), trolling (chi provoca in rete con l’intento di far reagire in maniera inopportuna), bolle di auto referenzialità (quante!), cyber bullismo … sono soltanto alcuni dei fenomeni che insidiano la bellezza della rete, quasi tutti riconducibili alla diffusione esponenziale delle piattaforme social spesso considerate una sorta di “zona franca” da chi “ne abusa” con finalità tutt’altro che “sociali”.

Ma, a onor del vero, le bugie esistevano già, così come i bulli, le persone troppo piene di sé e coloro che hanno sempre scagliato le proprie frustrazioni sugli altri incitando all’odio; il punto è che la rete ha amplificato la loro azione e la responsabilità, non stanchiamoci mai di metterlo in evidenza, non é del mezzo ma di chi lo utilizza impropriamente.     

Pensiamo al cyber bullismo, tema molto “sbandierato” ma sul quale, permettetemi di dirlo dopo aver ascoltato degli esperti, circolano in giro un sacco di castronerie. E’ di moda liquidare il problema pensando che basti dire ai propri figli “non usare il cellulare a scuola o “non fare video durante l’ora di lezione/non divulgarli” e, quel che è peggio, la maggior parte dei genitori pensano che ciò che fanno i ragazzi a scuola sia ascrivibile ad una marachella 2.0 non punibile poichè posta in essere da minorenni.

Parliamo invece di un fenomeno in cui l’uso di dispositivi connessi alla rete ha la finalità di minacciare, intimidire, mettere a disagio ed escludere altre persone, spesso percepite come più deboli commettendo reati quasi sempre “inconsapevolmente”.

In tali situazioni, le prepotenze (attuate in modo intenzionale e ripetuto), hanno la capacità di propagarsi con viralità proprio grazie ai social, con una assenza di limiti spazio-temporali e un comportamento intenzionale e ripetuto nel tempo.

Le prevaricazioni sono messe in atto da un singolo o dal gruppo e spesso ciò avviene sotto gli occhi di un vasto pubblico di spettatori e la vittima ha purtroppo la sensazione di poter essere raggiunta dovunque si trovi, senza distinzione tra pubblico e privato, tra giorno e notte: potenza della pervasività della rete!

È un errore diffusissimo “declassare” alcuni di tali eventi alla categoria di “scherzi” escludendone la punibilità anche giuridica soltanto perché le persone coinvolte sono spesso dei minorenni: al contrario di ciò che si pensa quel che accade non è affatto uno scherzo bensì un reato! 

Solo i casi più gravi di cyber bullismo scuotono l’opinione pubblica per la drammaticità degli insulti digitati (con leggerezza) da pre-adolescenti e adolescenti; i fatti mettono in luce una realtà conosciuta da insegnanti e genitori solo nelle sue manifestazioni più conclamate, la cui mole rimane però latente e ancora troppo spesso avvolta da un’aura di silenzio.

Ciò che arriva agli adulti sembra essere solo l’eco di un fenomeno che rimane in gran parte sommerso e sconosciuto, spesso rafforzato dall’anonimato che internet offre ai cyber bulli e solo 1 minore su 10 informa un adulto dell’essere stato vittima di bullismo offline o online.

In Italia il dato sembra essere ancora più elevato: secondo l’ultima ricerca di Telefono Azzurro e DoxaKids quasi il 23% dei bambini e degli adolescenti vittima di bullismo non ne ha parlato con nessuno.

Sempre nel contesto italiano 1 adolescente su 2 (51%) si è trovato ad assistere episodi di bullismo/cyber bullismo. Il 54% degli intervistati afferma di avere aiutato la vittima. Di contro, però, 1 su 4 degli osservatori dichiara di essere rimasto a guardare senza far nulla, mentre quasi 1 su 5 è andato oltre ignorando quanto stava accadendo e spesso si ignora, soprattutto da parte degli adulti che dovrebbero essere di esempio, che chi non interviene e assiste è complice nonostante non lo faccia per paura di diventare nuova vittima.

Ma allora la soluzione qual è? Non certamente rinunciare a tutto ciò che di positivo la rete genera nelle nostre vite, standone fuori!

Occorre prendere coscienza dell’esistenza dell’“altra faccia di internet”, occorre imparare a convivere con la rete insegnandola “tutta”, come spazio popolato sia dai buoni che dai cattivi, evitando di demonizzarla poiché non è colpa della rete se certi comportamenti si diffondono ma di chi la utilizza inconsapevolmente. 

«... mettiti in salvo dall’odore dei tuoi simili tutti tuttologi col web, coca dei popoli oppio dei poveri ...» così il testo della canzone vincitrice del Festival di San Remo 2017, richiamando alla consapevolezza il popolo della rete. Io concordo e aggiungo, come nella vita di sempre, mettiti in salvo dalla rete ma non scappando, semplicemente imparando a conoscere al suo interno tutti i tuoi simili che la popolano, "buoni" e "cattivi".