Quanti codici SPID diffusi a docenti e 18enni vengono utilizzati su altri siti della PA?

L’ultima volta che ho parlato di SPID, circa un anno fa, l’era del Sistema Pubblico per l’Identità digitale era appena cominciata: dal 15 marzo 2016 tutti i cittadini italiani, inoltrando la domanda ad uno degli organismi riconosciuti da Agid come identity provider (InfoCert, Poste Italiane, Tim e SielteId), possono richiedere la propria identità digitale per accedere ad una gamma via via sempre più vasta di servizi erogati online dalle PA e dalle imprese.

E’ trascorso quasi un anno e dall’enfasi di allora, sottolineata da uno spot televisivo che ne rimarcava per il cittadino ogni pregio, la rivoluzione in corso passa quasi in sordina e nessuno o pochi ne parlano, tranne gli insegnanti e i diciottenni, men che meno chi più di tutti dovrebbe comunicare che non solo SPID esiste ma vive!

Cos’è SPID?

Parliamo di un sistema di login unico che consente ai cittadini, ma anche alle imprese, di accedere ai servizi online pubblici e privati, attraverso una sola identità digitale, eliminando il moltiplicarsi di codici e chiavi di accesso per servizi differenti erogati in rete dalla pubblica amministrazione (e dai privati che aderiscono).

A chi va richiesta l’identità digitale?

Ai soggetti privati accreditati dall’Agenzia per l’Italia digitale in qualità di gestori:  Infocert, Poste Italiane, SielteId e Tim. Spetta a loro rilasciare le identità digitali ai richiedenti. L’identità sarà verificata e verranno quindi fornite le credenziali da usare a ogni accesso.

Non c’è differenza tra i gestori, uno vale l’altro in quanto le regole emanate sono uguali per tutti. Ai gestori, spetta gestire l’autenticazione degli utenti.

Entro il 2017 (domani!), tutte le pubbliche amministrazioni italiane dovranno adottare SPID come unica modalità di autenticazione per accedere ai propri servizi online. Il nuovo CAD (nuovo Codice per l’Amministrazione Digitale appena entrato in vigore), ne rimarca la sua centralità, definendola un diritto per ogni cittadino e un obbligo per ogni pubblica amministrazione poiché non potrà più esservi alcun nuovo sistema di autenticazione finalizzato all’accesso a servizi pubblici online se non SPID.

Detta così è un’autentica rivoluzione, anche perché non è la “novità” introdotta da un Governo che tra l’altro nel frattempo è cambiato; parliamo invece di misure necessarie per ottemperare ad uno degli impegni presi dal nostro paese nel raggiungimento, entro il 2020, degli obiettivi dell’Agenda digitale europea.

Eppure, diciamocelo, SPID è passata come l’ennesima invenzione per complicare la vita o una cosa in più che si poteva evitare.

Quando qualcosa viene percepita in maniera distorta, si sa, c’è un problema di comunicazione a monte, ma qui le ragioni di un equivoco in realtà sono due: da un lato una comunicazione poco incisiva; dall’altro poca, o scarsa, curiosità informatica degli italiani che si traduce notoriamente in sfiducia verso tutto ciò che è “innovativo”.

Prima cosa: a dispetto di quello che il nome potrebbe far pensare, SPID è una chiave d’accesso non solo a tutti i servizi della Pubblica Amministrazione ma anche a quelli dei privati che decidono di aderirvi.

Seconda cosa: il fatto che non tutte le pubbliche amministrazioni locali si siano già adeguate agli obblighi di legge e quindi, ancora non tutti i servizi online, ad esempio, delle Regioni, siano già erogabili con autenticazione SPID, non significa che non esistano già dei servizi accessibili e soprattutto non fa venire meno l’obbligo per le PA di aderirvi entro il 2017.

Quali servizi sono/saranno accessibili via SPID?

Molteplici e tra i più comuni, i servizi anagrafici, gli sportelli telematici per le tasse, l’invio di domande come l’iscrizione alla gestione separata o alla disoccupazione, le denunce di infortunio all’Inail, il ritiro di referti medici, l’accesso ai certificati energetici, le prenotazioni sanitarie, le iscrizioni scolastiche, le pratiche di impresa, ecc.

Attraverso SPID gli utenti non potranno solo pagare tasse scolastiche, inoltrare istanze, pagare un ticket o verificare la propria situazione contributiva ma accederanno anche a numerosi servizi e dati sensibili come ad esempio, alle informazioni contenute nel proprio fascicolo sanitario elettronico.

La mappa dei servizi già erogabili è variegata e si passa dall’eccellenza di comuni come Firenze e Roma che sono già ampiamente dentro il sistema a un gran numero di Regioni che sono appena all’inizio del percorso di implementazione dei propri sistemi di autenticazione ma, come si può facilmente dedurre dallo spazio che Agid ha dedicato alle amministrazioni che via via stanno entrando nel sistema pubblico di identità digitale, c’è già tanta carne al fuoco.

Cosa non si sta facendo?

Non si sta comunicando adeguatamente quanto sta già avvenendo. Non si sta raccontando SPID.

Il MIUR, che ha reso obbligatorio SPID per richiedere i 500 Euro della “carta del docente” (dunque per tutte le insegnanti di ruolo) si limita a dire: “Per l’utilizzo della “Carta del Docente” sarà necessario ottenere l’identità digitale SPID presso uno dei gestori accreditati (http://www.spid.gov.it/richiedi-spid) e successivamente ci si potrà registrare sull’applicazione. L’acquisizione delle credenziali SPID si può fare sin da ora. Si tratta di un codice unico che consentirà di accedere, con un'unica username e un’unica password, ad un numero considerevole e sempre crescente di servizi pubblici (http://www.spid.gov.it/servizi).”.

E’ legittimo che non pochi docenti comprendono che viene assegnato un codice che si deve spendere per ottenere la registrazione alla app del docente ma poi non è più particolarmente necessario, salvo futuri usi.

Non viene cioè spiegato che richiedendo SPID lo Stato assegna la credenziale che sostituirà tutte le altre e che entro poco tempo sarà l’unica che verrà utilizzata. Non viene spiegato agli insegnanti che potranno presto usare SPID in molti altri usi scolastici, per accedere alle aree riservate dei siti ministeriali e che gli si sta consegnando uno strumento utile e vantaggioso che farà risparmiare tempo e complicazioni.

Anche il sito della 18app, la app per per il bonus cultura per i 18enni, altro caso di SPID obbligatorio, è piuttosto stringato nelle spiegazioni e si limita a chiarire che: “SPID, il Sistema Pubblico di Identità Digitale, ti permetterà di accedere a tutti i servizi online della Pubblica Amministrazione con un'unica Identità Digitale (username e password) utilizzabile da computer, tablet e smartphone.”.

Anche qui non una riga sul perché sia importante o necessario questo sistema, con i risultati che SPID sembra una ennesima invenzione per complicare la vita. Un 18enne è abituato a dare a malapena la mail per registrarsi e dovrebbe essere motivato ad utilizzare un sistema con una registrazione complessa ma che, alla lunga offre indubbi vantaggi come, appunto è SPID!

Non si può pensare di introdurre concetti inizialmente complessi come identità digitale, domicilio digitale e fascicolo elettronico senza spiegarli e spiegarli al cittadino nelle sedi in cui vive, lavora ed opera, questo è il problema.

L’identità digitale può essere diffusa assieme a servizi utili, come le app di incentivo sociale ma perché venga mantenuta ed appresa dai diretti interessati e sperimentata per altri servizi gli aspetti vanno spiegati.

Ecco perchè l’interrogativo scelto come titolo della mia riflessione: quanti codici SPID diffusi a docenti e 18enni vengono utilizzati su altri siti della PA?

Sicuramente alla base di tutto c’è sempre una sorta di insicurezza nei confronti dell’informatica, una non conoscenza del mezzo che spinge a lasciare le cose come stanno, anche a dispetto degli innegabili vantaggi del sistema, che una volta effettuato il riconoscimento (anche da casa via webcam secondo l’identity provider prescelto per ottenere l’identità digitale), consente di ottenere, ad esempio, un certificato o un’istanza senza muoversi da casa.

È spesso l’attitudine a fare la differenza: occorre lo stesso cambio di mentalità che pian piano sta portando molti professionisti a ricorrere alle riunioni o agli incontri con i clienti in videochiamata, anziché sprecare tempo in trasferimenti a volte anche stressanti. Non fermarsi alla difficoltà percepita, ad esempio, nell’identificazione via webcam, ma guardare oltre, pensando al vantaggio, ad esempio, di andare oltreconfine e poter usare sempre lo stesso username e la stessa password per accedere a tutti i servizi.

Una volta, ovviamente, superato lo ‘scoglio’ dell’autenticazione, utilizzare il Sistema Pubblico di Identità Digitale ci consente di dimenticare la miriade di password che teniamo stipate (quando va bene) nel nostro bel file criptato sul pc, o che digitiamo a memoria (perché probabilmente usiamo sempre la stessa, alla faccia della sicurezza!).

Ma quello che manca ai più, e non mi riferisco solo ai cittadini ma sopratutto a imprese e PA, è quella “presa di coscienza” che ormai il digitale è entrato a far parte delle abitudini quotidiane e che non parlarne serve solo a rallentare la nostra crescita culturale, sociale, economica.