È la Francia il primo paese a sancire per legge il "diritto alla disconnessione" al di fuori dell'orario di lavoro

Ci siamo, si riparte, si torna a lavoro con telefono e qualunque dispositivo mobile connesso e pronto a ricevere notifiche anche quando fisicamente non ci troviamo più nel nostro luogo di lavoro perché, si sa, e-mail e messaggi istantanei potrebbero essere urgenti ed arrivare anche se siamo già fuori dall’ufficio.

Siamo il paese che nonostante i suoi quasi 60 milioni di abitanti possiede 80 milioni di utenze attive sui dispositivi mobili e questo la dice lunga sul nostro leggendario status di iper connessi e terrorizzati dall'attraversare spazi "senza campo".

Però ci sono le vacanze a salvarci … ma quanti di noi hanno veramente staccato durante la pausa natalizia? Abbiamo davvero smesso di ricevere e-mail e messaggi riguardanti i nostri impegni lavorativi? Quanti sono riusciti realmente a staccare una volta chiusa la porta dell’ufficio e spento il computer il 23 dicembre?

In un mondo in cui vengono inviate più di 200 miliardi di e-mail al giorno e una quantità inimmaginabile di messaggi istantanei per comunicare h24, siamo noi per primi a non smettere mai di rimanere in contatto con i nostri impegni lavorativi attraverso quel dispositivo che, ci ricorda l’amico Riccardo Luna, "continuiamo a chiamarlo telefonino ma in realtà è un potentissimo personal computer tascabile".  

Sono molti gli studi che attestano che l'idea di "non staccare mai" può provocare fenomeni di esaurimento psicofisico; essere sempre connessi abbassa la qualità del lavoro poichè non agiamo più ma siamo costretti a reagire di continuo e il rendimento decresce quanto più rimaniamo connessi.

Con queste motivazioni, dal 1 gennaio in Francia è diventato un diritto riconosciuto ignorare le e-mail o non rispondere ad una telefonata del proprio datore di lavoro al di fuori dell’orario di servizio.

Entra infatti in vigore la nuova legge sul Diritto del Lavoro, la Loi Travail, che al suo articolo 55 norma per la prima volta in Europa il “Diritto alla disconnessione” dei lavoratori (il così detto Droit à la déconnexion) che traduce il diritto di poter non rispondere a e-mail, messaggi, telefonate fuori dall’orario di servizio.

La norma, che non ha precedenti nel panorama giuridico europeo (salvo un’iniziativa similare che coinvolse i soli dipendenti dell’azienda automobilistica Volkswagen in Germania), segna una svolta e arriva da un paese tra i più economicamente avanzati e culla di altri diritti storicamente riconosciuti.

Sono stati i sindacati a chiederlo che già nel 2014 ottennero che l’esecutivo incaricasse Bruno Mettling, vicedirettore dell'azienda Orange, di studiare il fenomeno del lavoro digitale formulando una relazione supplementare intitolata "Trasformazione digitale e vita lavorativa", inserita poi nella riforma del diritto del lavoro francese entrata in vigore il 1 gennaio 2017.

Nel rapporto Mettling viene fornita una visione di insieme e ben documentata sugli effetti della tecnologia digitale sul lavoro, e vengono stilate 36 "raccomandazioni" tra le quali c'è quella del “diritto alla disconnessione”, inserita nella normativa vigente.

Al di là dell'aspetto rivoluzionario della norma, considero davvero interessante e, a parer mio, da replicare sia nel settore pubblico che in quello privato la parte della relazione divenuta poi legge dello stato francese dedicata alla così detta "Educazione alla disconnessione": "Abbiamo una relazione schizofrenica con i dispositivi connessi" osserva Meetling. "Anche per questo la Loi Travail prevede l'organizzazione di corsi nelle aziende per insegnare a tutti "l'uso ragionevole dei dispositivi connessi", evitando una sorta di servitù volontaria alla quale inconsapevolmente ci sottoponiamo".

Come ha fatto notare la studiosa Caroline Sauvajol-Rialland su Libération, “è una delle prime volte che lo Stato deve legiferare su cosa non devono fare i lavoratori nel tempo libero”. Potremmo definirli paradossi dell'epoca.

E noi cosa ne pensiamo?