Milioni di dispositivi elettronici a rischio hacker, possono essere bucati “a colpi di musica”

Delle onde sonore possono ingannare i sensori installati nei più moderni smartphone come anche quelli su droni e automobili intelligenti

Redazione Tiscali

Delle “normali” onde sonore possono mandare in tilt i sensori presenti in moltissimi dispositivi elettronici, rendendo di fatto possibile hackerare smartphone, computer, tablet, braccialetti elettronici e apparecchiature mediche, così come droni e perfino veicoli a guida autonoma. A lanciare l’allarme un team di ricercatori dell'Università del Michigan che, in via cautelativa, hanno informato le principali aziende produttrici coinvolte che si sono già attivate per sviluppare soluzioni in grado di risolvere il problema. Stando a quanto verificato con una serie di test pratici, specifiche onde sonore possono ingannare i sensori di accelerazione presenti in moltissimi dispositivi elettronici, aprendo di fatto le porte ai criminali dell’etere.

Bastano dei suoni per far precipitare droni

“Noi umani - evidenzia Timothy Trippel, uno dei ricercatori che ha guidato lo studio - abbiamo sensori come gli occhi, le orecchie e il naso: ci fidiamo di loro e li usiamo per prendere decisioni. Se, al contrario, i sistemi autonomi non possono fidarsi dei loro sensi, allora la sicurezza e l'affidabilità di questi sistemi è destinata a fallire”. L’equipe di ingegneri è riuscita a violare ben 15 modelli di accelerometri di 5 aziende differenti. Servendosi di suoni a frequenze tenute nella più assoluta riservatezza, gli esperti sono riusciti a indurre i sensori  in errore, facendo loro registrare dei movimenti “fantasma”', mai avvenuti nella realtà.

Molte le società esposte al rischio

In un primo esperimento hanno usato un altoparlante economico (meno di 5 euro), inducendo un braccialetto elettronico con rilevatore di attività a contare migliaia di passi mai fatti. In un secondo esperimento sono riusciti ad ingannare l'accelerometro di uno smartphone facendo suonare all'altoparlante del telefono stesso un file musicale realizzato ad hoc. Fin qui nulla di particolare, ma i ricercatori si sono spinti molto più in là. Servendosi di un secondo file “malevolo” hanno costretto l'accelerometro di un altro smartphone a inviare dei segnali fasulli per poi comporre una parola, “walnut” (noce), su uno dei grafici con cui viene monitorato il suo funzionamento. In attesa che le case produttrici di accelerometri perfezionino i sensori, i ricercatori statunitensi hanno già sviluppato due software low-cost che riescono a minimizzare questa loro vulnerabilità.