[L’intervista] Le mosse di Zuckerberg non bastano, Facebook cambierà profondamente. Ecco cosa sarà in futuro

Lo scandalo Cambridge Analytica ha generato un vero e proprio terremoto per la società fondata da Mark Zuckerberg. Tiscali Notizie ha sentito uno dei maggiori esperti italiani di comunicazione digitale, Andrea Albanese, per fare il punto su quello che sta accadendo al social network più importante del mondo

[L’intervista] Le mosse di Zuckerberg non bastano, Facebook cambierà profondamente. Ecco cosa sarà in futuro
Mark Zuckerberg
di Michael Pontrelli   -   Twitter: @micpontrelli

Funzionalità social limitate e annunci pubblicitari non personalizzati per i ragazzi di età compresa tra i 13 e i 15 anni fino a quando non otterranno il permesso da un genitore di usare tutti gli aspetti di Facebook. Queste le grandi novità annunciate dall’azienda di Mark Zuckerberg per rispettare i vincoli che saranno posti dal nuovo Regolamento europeo sulla protezione dei dati (Gdpr), in vigore il prossimo 25 maggio. Secondo gli ideatori della riforma il provvedimento dovrebbe segnare l’inizio di una nuova stagione per i social network, che potrebbe portare ad una mutazione profonda della loro natura. Ma sarà davvero così? Tiscali Notizie ha chiesto un parere ad Andrea Albanese, uno dei massimi esperti italiani di comunicazione digitale, fondatore del Social Media Marketing Day (#SMMdayIT).

Il nuovo regolamento europeo sulla tutela della privacy può davvero mettere alle strette Facebook?
"Si tratta sicuramente di un riforma importante che spingerà Facebook a cambiare e ad evolversi. La novità sostanziale è che prima i proprietari dei dati erano i social network, dal 25 maggio saranno gli utenti. Le conseguenze non sono banali. Se pienamente rispettato il Gdpr costringerebbe Fb a chiedere il consenso delle singole persone ogni volta che i dati personali vengono utilizzati per una campagna pubblicitaria profilata. Non ci saranno più dunque regole generiche sulla privacy e questo potrebbe mettere davvero in crisi il modello di business di Zuckerberg”.

Appare quindi credibile l’ipotesi di chi prevede un futuro a pagamento per il social più importante. 
“Alle condizioni attuali non funzionerebbe. Finché un servizio è gratuito gli utenti sono molto tolleranti, ma nel momento in cui diventa a pagamento allora nasce la pretesa che risponda alle proprie esigenze. Oggi, proprio perché è gratuito, accettiamo che sia l’algoritmo di Facebook a decidere chi vede o non vede i nostri post. Pagando avremmo probabilmente la pretesa di voler controllare noi questa funzione. L’algoritmo non potrebbe più essere una scatola nera ma dovrebbe diventare trasparente”.

Mi sembra di capire quindi che Facebook o per una ragione o per l’altra sarà destinata a cambiare profondamente.
“Si però il principale motivo non sarà quello della privacy. Dopo lo scandalo di Cambridge Analytica il trattamento dei dati personali è diventato un argomento importante su tutti i principali media, ma la verità è che interessa a pochissime persone. Non vedo in giro tanta indignazione contro Zuckerberg  per il fatto che le informazioni di milioni di cittadini sono state utilizzate in campagne di propaganda politica. Il male di Facebook è un altro e si chiama delusione. La maggior parte delle persone si è avvicinata ai social pensando che sarebbe stata più felice grazie all’opportunità di stringere nuove relazioni. In realtà questo non solo non è avvenuto ma paradossalmente le persone si sono ritrovate più sole e infelici”.

Questo fenomeno a cosa può portare?
"Ad un profondo cambiamento nel modo in cui saranno utilizzati i social. Non più per comunicare pubblicamente ovvero per far sapere al mondo quello che facciamo, ma per stare in contatto con cerchie di persone più ristrette, alle quali siamo unite da vera amicizia o interessi comuni. L’aspetto della community diventerà sempre più rilevante”.

E Facebook?
"Si adeguerà. Rinuncerà alla pretesa di essere il megafono pubblico di quello che facciamo per sviluppare maggiormente le funzionalità di community che ha già nei gruppi o con WhatsApp e Messenger, che ricordiamoci sono di sua proprietà". 

Cambierà anche il modello di business?
"Sicuramente. Vedo Facebook come uno strumento evoluto di advertising, un grande magazzino virtuale, una evoluzione della rubrica telefonica o delle pagine gialle, dove le aziende potranno farsi trovare grazie alla pubblicità o a contenuti proprietari pensati per intrattenere”.

A proposito di comunicazione social e business, il Social Media Marketing Day (#SMMdayIT) quest’anno giunge alla sesta edizione. Quali saranno i principali temi trattati?
"Anche quest'anno l'evento si terrà a Milano ma la prima grande novità è che sarà di tre giorni, dal 17 al 19 maggio. Ci saranno ben 40 speaker che parleranno non solo di social media marketing ma di comunicazione digitale tout court. Il filo conduttore comune ai vari interventi sarà sempre l’utilizzo delle nuove opportunità di comunicazione per fare business ma con un occhio particolare al rispetto delle regole etiche. Gli strumenti di comunicazione digitale sono molto potenti e chi li usa deve imparare a farlo in modo responsabile. Chi fosse interessato all'evento può trovare le informazioni sull'agenda dei lavori nel nostro sito web e sulle nostre pagine social."

Andrea Albanese