Fake News e clickbait: l’eterna battaglia di Facebook

Il social network di Mark Zuckerberg sempre più contro le bufale in rete

Facebook clickbait fake news
Redazione Tiscali

La battaglia contro le fake news continua ad animare il dibattito pubblico: dopo la recente chiusura di alcune pagine Facebook che guadagnavano click grazie a notizie inventate, Facebook ha annunciato una ulteriore stretta all’algoritmo del suo NewsFeed – quello dove viene mostrata una selezione dei post dei propri amici e delle Pagine seguite – per disincentivare la diffusione di bufale e il cosiddetto clickbait.

Le tecniche di clickbait utilizzate su Facebook sono principalmente due:
1. L’utilizzo di immagini fuorvianti: un esempio è rappresentato dagli articoli che, parlando della morte di un personaggio non troppo famoso, pubblicano la foto di quest’ultimo in compagnia di una celebrità, omettendo nel titolo il nome della persona deceduta e lasciando così immaginare che sia morta la celebrità.
2. L’utilizzo di titoli sensazionalistici, ("Non indovinerai mai che cosa ha detto questo politico...") che vengono spesso utilizzati per propagandare articoli palesemente falsi e spesso razzisti.
L'uso di queste tecniche permette spesso una condivisione del post da parte di migliaia di persone in poche ore, con un giro di affari – grazie ai banner pubblicitari presenti nei siti di destinazione - veramente notevole.

La modifica ulteriore all’algoritmo di Facebook mira a riconoscere i post su cui le persone cliccano molto per tornare però poco dopo su Facebook, segno del fatto che la notizia è di scarsa rilevanza e che il suo titolo è eccessivamente attraente. Gli ultimi aggiornamenti, inoltre, hanno categorizzato decine di migliaia di titoli clickbait, sulla base di alcune valutazioni di buon senso: il titolo nasconde dettagli fondamentali per capire il contenuto dell'articolo? Il titolo esagera le premesse dell’articolo, lasciando intendere un contenuto differente da quello promesso nel titolo?

Il sistema funziona quindi come il filtro antispam di una casella e-mail e identifica, oltre ai titoli clickbait, anche i domini da cui provengono, penalizzandoli pesantemente. I domini che pubblicano molti titoli clickbait cominceranno quindi ad apparire in posizioni sempre più basse nel NewsFeed fino a scomparire quasi del tutto.

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