Tiscali UltraFibra ti racconta 5 cose che non sai su Palermo

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TiscaliNews

Continua il nostro viaggio nei comuni italiani raggiunti da Tiscali UltraFibra Giga, la connessione fino a 1 Giga che porta Internet ultraveloce direttamente dentro casa grazie alla tecnologia FTTH. Dopo Catania, Genova, Firenze e Bari, oggi facciamo tappa in Sicilia, dove vi raccontiamo 5 cose che non sapete su Palermo!

Palermo è anzitutto la città di Cagliostro, nomignolo con cui era noto Giuseppe Balsamo, avventuriero, alchimista, falsario ed esoterista. Dedito a una vita di truffe ed espedienti in giro per tutta l’Europa, Cagliostro fu anche massone e proprio per questo fu infine condannato e imprigionato dal Sant’Uffizio fino alla sua morte. A Cagliostro è dedicato un vicoletto – con un murale – in mezzo al mercato di Ballarò.

Nell’archivio di Stato di Palermo è conservato quello che ha fama di essere il documento cartaceo più antico d'Europa: si tratta del Mandato di Adelasia, una lettera (in greco e arabo) di Adelasia degli Aleramici, moglie di Ruggero I, conte di Sicilia e di Calabria, ed è datata 1109.

Il torrente scomparso: non tutti sanno che una volta a Palermo scorrevano ben due fiumi: il Papireto e il Kemonia, i cui corsi furono deviati e interrati. A Piazza Ponticello, guardando bene, è possibile scorgere una targa che ricorda il tracciato del fu torrente Kemonia.

Palermo è anche la città delle cinque Patrone: Santa Rosalia, Sant'Oliva, Santa Cristina, Santa Ninfa e Sant'Agata anticamente erano tutte e 5 le patrone della città. Ognuna di esse rappresentava uno dei 4 quartieri storici (i Mandamenti), con l’eccezione di Santa Rosalia, che rappresentava tutta la città e fu infine nel 1624 eletta unica patrona. Le spoglie della Santuzza, così viene chiamata, furono ritrovate proprio negli anni in cui a Palermo venne sconfitta una grave epidemie di peste nera.

Una scimmia in gabbia: sulla balconata di Palazzo Burgio di Villafiorita, in via Garibaldi, è possibile notare una piccola gabbia collegata al’interno del palazzo da una apertura nel muro. Si tratta della gabbia della scimmietta che il principe d’Aragona aveva regalato a suo figlio Luigi al ritorno da un viaggio in Africa. In questo modo il primate poteva affacciarsi all’esterno senza scappare.

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