Da qualche mese sta girando un lungo post che, nelle intenzioni degli autori, dovrebbe difendere chi lo rilancia dalle violazioni della privacy. Non è per niente così, e vi spieghiamo il motivo.
Il messaggio è questo:
Dichiaro quanto segue:
qualsiasi persona o ente o agente o agenzia di qualsiasi governo, struttura governativa o privata, utilizzando o il monitorando questo sito o qualsiasi dei suoi siti associati, non ha il mio permesso di utilizzare informazioni relative al mio profilo, od a qualsiasi parte dei contenuti che compaiano nello stesso, tale inibizione comprendendo, ma non limitandosi, alle mie foto, ai commenti relativi alle mie foto od a qualsiasi altra «immagine» pubblicata nel mio profilo o diario.
Sono informato che a tali strutture è strettamente proibito divulgare, copiare, distribuire, diffondere o raccogliere informazioni o intraprendere qualsiasi altra azione che mi riguardi o che, comunque, possa rivolgersi contro di me, tramite questo profilo ed il contenuto dello stesso.
I precedenti divieti si applicano anche ai dipendenti, stagisti, agenti o qualsiasi genere di personale posto sotto la direzione od il controllo di dette entità. Il contenuto di questo profilo è privato e le informazioni in esso contenute sono esclusivamente riservate al circolo di persone alle quali esso è destinato.
La violazione della mia privacy è punita dalla legge UCC – 1 – 308 – 1-103, dal momento che Facebook è ora una società quotata in borsa.
Tutti sono invitati a pubblicare un avvertimento di questo tenore, o se si preferisce, è possibile copiare ed incollare questa versione sul proprio diario o sulla propria bacheca.
Non pubblicare tale dichiarazione per almeno una volta, implicitamente permette l’uso dei contenuti, quali le immagini e le informazioni presenti nei vostri aggiornamenti di stato pubblici su Facebook.
L'utilità è assolutamente nulla, dato che al momento dell'iscrizione abbiamo volontariamente accettato, in sostanza, di rinunciare alla nostra privacy e consentire ai gestori di
Facebook di fare ciò che vogliono col materiale che postiamo.
Quindi, è ovvio che l'inserimento di un banale post come questo non cambia nulla ai fini legali. Il messaggio cita il
Codice del Commercio americano, l'
Uniform Commercial Code (
UCC), che in Italia non ha valore.
L'unica difesa che abbiamo è quella di modificare le impostazioni della privacy se vogliamo limitare la visibilità del materiale che pubblichiamo. Ricordiamoci sempre, però, che
Facebook vede tutto...
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